martedì 5 gennaio 2010

Valorizzare le capacità individuali

Faccio, da anni, lezioni private.
Ho iniziato con l'inglese, lingua di famiglia, poi con l'italiano, storia e infine musica (si, c'è gente che ha bisogno di lezioni private di musica).
Negli anni ho visto tanti ragazzini, le loro case, le loro famiglie, le loro storie.
Ho cercato di rimediare ai loro bisogni di confidenza, alla voglia di uscire dagli schemi di un insegnamento troppo rigido e nozionistico; e poi, quando ho capito che non potevo più fare niente e che mai sarebbero diventate persone migliori, ho cominciato ad osservarli.
Soprattutto una famiglia, particolarmente legata a me. La famiglia di Lena.
La madre (vaga somiglianza con il gabibbo) è una donna che vive in cucina. Passa la sua giornata a elaborare complessi piatti della tradizione bolognese, avendo come punto di riferimento le Officine Minganti e la parrucchiera di via Corticella.
Il padre, operaio specializzato, finisce i pomeriggi sparando a salve in cantina, e nei momenti culturali legge libri sulla storia del nazismo o si fa depilare le orecchie dalla moglie.
La figlia, adolescente, elargisce pompini con la stessa facilità con cui saluta con la manina aperta, come i bambini piccoli. Tutto sotto lo sguardo cupo della Milizia Mariana, ovviamente, ordinata in tre pile sul tavolino dell'ingresso.
Questa famiglia si è profondamente affezionata a me in questi anni ed io, in qualche modo, a loro.
Mi hanno voluto bene e visto come parte della famiglia, anche se non li ho mai approvati né seguiti nelle loro follie, che consideravo sterili ed analoghe alle costruzioni mentali dei malati di Alzheimer.
Mi sono accorta che avrei potuto chiedergli qualsiasi cosa ed avrebbero approvato, perché pendevano dalle mie labbra e, ora che non ci sarò, penderanno dalle labbra altrui.
Improvvisamente ho pensato che certe persone scelgono di non vivere, e che potrei facilmente fare politica.

10 commenti:

  1. Mendina, you are the only one.
    XXX

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  2. Oh sì, in tanti potremmo facilmente fare i politici. c'è solo il piccolo rischio di rimanerci invischiati.

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  3. Ho capito, ma non è colpa tua. ognuno può essere padrone se l'altro si fa comandare.
    ELE

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  4. quella di sparare a salve in cantina non l'avevo mai sentita, nemmeno nei deliri secessionisti di bossi

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  5. Mario Pellacani sei tornato!

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  6. Torno sempre, come le emergenze freddo e influenza ogni inverno.
    Sempre sulle poltrone di Gatwick come quando fuori neva?

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  7. In partenza, partirò come gli emigranti con panini e coperte, arriverò e bacerò la gelida terra di Albione

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  8. L'altro giorno ho dato il benservito ad un ragazzetto di 13 anni che non aveva voglia di fare nulla ed era scusato e difesto strenuamente dai suoi. Gli auguro di sbattere il naso contro la sua superficilaità e la sua spocchia, ma intanto rimango senza lavoro.

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