venerdì 6 maggio 2011

Riflessi

Quando una ha un problema, e sa di averlo, è un mezzo problema.

domenica 17 aprile 2011

Microclimi

Mi ero appuntata una cosa che dovevo scrivere qui sul blog. Ho buttato il foglietto nella borsa. Borsa che contiene moltissimi foglietti, di varia natura. Dalla lista della spesa, a un foglietto in cui scrivo che devo chiedere alla mia commercialista delucidazioni su una sigla che somiglia vagamente a YMCA. Come fa figo dire "la mia commercialista". Comunque. Quell'appunto è ovviamente andato perso nei meandri del mio congenito disordine e qualcuno, su un autobus (forse il 20) lo ritroverà e riderà.
Dato che non ricordo più quello che dovevo scrivere, scrivo che non mi piace l'idea che si debba lavorare per vivere. La trovo antiquata.
Io, per vivere, vorrei ridere e amare.
Lavorare per vivere mi sembra una cosa cattolica e punitiva. Da "espiazione dei peccati", ecco. Da "altro che parto con dolore, per tutta la vita ti obbligo a un 740 disastroso".
Dovremmo farci una rivoluzione, su questa cosa.
Mica pizza e fichi.

mercoledì 30 marzo 2011

Riflessioni

Io, in quei venti secondi di pubblicità prima di vedere un video su youtube, penso spesso alla morte.

domenica 27 febbraio 2011

A ripetersi

Beccata davanti all'ennesima pagina di oroscopo online un'amica, di quelle vere, non quelle che si inaspriscono se ultimamente ti va troppo bene (ce ne sono tante, la loro identificazione ultimamente è il mio passatempo preferito) mi ha detto: "Certo che se controlli solo quei due segni zodiacali con cui ti pare di andare d'accordo, te ne perdi altri 10 con cui potresti stare anche meglio".
Giusto, ho pensato.
Ma chi ne ha voglia di buttarsi in relazioni completamente sconosciute, imprevedibili, e dove tutto funziona diversamente?
Ecco, quest'ultima frase l'ha udita solo l'omino che abita il mio cervello da quasi 28 anni, che con tutte le conversazioni deviate degli ultimi periodi probabilmente sta cercando di suicidarsi con il gas o i grassi idrogenati.
Mi sono fatta paura da sola. Ma davvero, nella vita, alla fine è più difficile cambiare modalità di relazionarsi sentimentalmente con una persona, anche se questo ti ha fatto stare a volte bene ma alla fine soprattutto male, che buttarsi in qualche sconosciuta e scarsamente prevedibile situazione nuova?
Ma soprattutto: cosa ne sarebbe dei personaggi di Beautiful se capissero tutto questo?








martedì 8 febbraio 2011

Storie di ordinaria precarietà

Ieri sera io e la collega M. abbiamo deciso, dopo una giornata di duro lavoro, di andare al cinema. In cineteca alle 22.15 era in programma "Another year", nuovo capolavoro di Mike Leigh. Ci siamo date appuntamento alle nove in piazza Maggiore, un grande classico.
All'incontro, la mia collega arriva un pò trafelata "Non ci hanno ancora pagato lo stipendio", dice, "ho cinque euro, mi offri qualcosa tu?".
Io, che vengo da due settimane in cui mi sono successe le seguenti disavventure finanziarie:
- mi hanno clonato il bancomat;
- mi hanno prelevato 1500 euro a Tijuana;
- avevo 300 euro nel conto corrente;
- sono andata in rosso di 1200 euro,
- ancora non ho avuto indietro i miei soldi
ho controllato rapidamente nel portafoglio identificando 10 euro e 12 centesimi.
"Bene", ho detto a M., "abbiamo 15 euro e 12 centesimi, dobbiamo andare al cinema e mangiare/bere qualcosa, ingeniamoci".
Giunte al Pratello, dopo pochi secondi di consultazione l'alternativa è stata ovviamente prendere una birra nel negozietto pachistano e, complice il clima vagamente primaverile, accoccolarci su una panchina in piazza San Francesco. Non lo facevamo rispettivamente da sei anni (io) e 4 anni (lei). Ovviamente il progetto di cibarsi è stato immediatamente cassato.
Arrivate alla panchina con la nostra Menabrea, dopo dieci minuti di conversazione su temi squisitamente futili, io e M, ci siamo guardate negli occhi e abbiamo realizzato la desolazione di quel momento:
"Ehi. Abbiamo 27 anni. Laureate con il massimo dei voti. Pubblicazione della tesi. Dottorande, specializzande e cazzi vari. Da piccole abbiamo avuto in regalo il Pisolone e Barbie snodata. Vacanze studio in Inghilterra. La maestra di italiano ci diede ottimo al tema di terza media. Abbiamo un età in cui bisogna costruire, e noi non solo non lo facciamo, ma galleggiamo in una precarietà impercettibile, che ti mozza il respiro in gola e ti oscura il futuro. Ci barcameniamo con quei 4 soldi che ci riempiono, mensilmente e con grandi ritardi, il conto corrente, e a cui dovremmmo anche dire "grazie", frugandoci le tasche la terza settimana del mese illudendosi di comprare le sigarette.
Ci rimangono solo i vizi, perchè ci hanno bruciato le virtù.
Questo, in un mondo democratico e soprattutto civile, non capiterebbe.

mercoledì 5 gennaio 2011

Imprenditorialità femminile

Oggi ero sul lettino della mia ginecologa e, mentre lei era intenta a perlustrare il mio utero, abbiamo partorito, questa volta metaforicamente, un progetto lavorativo insieme.
Non mi era mai capitato di parlare di lavoro mentre qualcuno socializzava con le mie pubenda, anche se in certi casi sarebbe stata un'alternativa più divertente.

sabato 25 dicembre 2010

Il Natale

E' Natale.
Orde di persone spiaggiate su divani, alla ricerca di Citrosodina e altri rimedi per sturare intestini provati da maratone alimentari obbligate, facce deturpate dal nocino di zia Antonina, "quello buono" con i suoi 40°, che ogni anno conclude mangiate pantagrueliche con un effetto simile alla "Little boy" su Hiroshima.
Oggi sono andata all'ospizio sant'Anna, dove risiede la mia vicina di casa, settantenne, ex poetessa non più in grado di provvedere a se stessa.
Appena entrata nella grande struttura che ospita la casa di riposo, mi sono presa un tozzone sulla nuca da mia madre, perchè ho cominciato a ridere in modo incontrollato. Sono convinta che con l'ironia si possa dire tutto, come direbbe Freud "anche la verità", e non ho potuto fare a meno di farlo di fronte allo spettacolo che mi si proponeva. Vecchi in carrozzella, legati a strutture verticali per permettergli una camminata eretta, imbrigliati come cavalli a meccanismi elettronici, vecchi retti da pali a quattro ruote, spinti da vecchi in carrozzella elettrica, manuale, con cane, forse in calesse. Sembrava Matrix, anzi no Cocoon, anzi no Cocoon misto a Matrix.
Vecchi. Con dentiere mobili che creano involontari sorrisi alla Joker, tutti uguali e in attesa di non so bene cosa, come i bambini alla materna seduti in micro-seggiole in stanzoni asettici e odoranti di piscio.
Tutto qui. Non c'è altro modo di parlarne perchè questa è la realtà obiettiva delle cose e qualsiasi addolcimento della pillola sarebbe inutile e democristiano.
Mi sono dovuta chiudere in bagno, a ridere, per dieci minuti, perchè mi sentivo in un non-luogo, con delle non-persone dimenticate da una non-società.
E anche perchè mi sono ricordata che la mia vicina è diabetica, e forse la Saint-honoreè non era la scelta più azzeccata.
Tanto tempo per piangere ce n'è.

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