lunedì 8 febbraio 2010

Inchiavabilità albionica


L'Architetto sostiene che l'acquisto del kit per il safe cycling, che vedete qui sopra indossato dalla sottoscritta in una delle sue disinvolte pose per la stampa, abbia come obiettivo la mia sopravvivenza in questi sei mesi di vita nella City.
Io (e i miei colleghi) temiamo che ci sia, come dire, un obiettivo non troppo nascosto: rendermi inchiavabile.
Sorry for my french.

martedì 2 febbraio 2010

Io e Savanna

Arriva un momento nella vita in cui si fanno cose mai fatte prima.
Non si sa perché, se scatta qualcosa nel cervello o arriva un particolare ormone addetto a completare quanto non portato a termine. Un ormone preciso, un ormone vergine, riprende le idee là dove le abbiamo lasciate sedimentare e le fa germogliare, o morire.
Dopo averle covate, incubate, coccolate per giorni, mesi, anni, alcune idee esplodono e si materializzano nella nostra realtà. A volte sono così importanti che la loro attuazione ci da una grande soddisfazione. Altre sono state così represse da esplodere letteralmente come un gayser, e quando lo realizzi hai ammazzato il vicino di casa (o il compagno di casa) (o il marito) (l'elenco potrebbe continuare)(non lo continuo però).
Ecco, io sono una di quelle persone che o fa le cose senza pensarci (creando grossi problemi a se stessa e alla realtà di persone che le ruota attorno) o ci pensa talmente tanto che non le fa.
Per anni, secoli.
Ecco, sabato ho fatto una cosa che da otto anni mi ripromettevo di fare, senza ovviamente farla.
Ho comprato una bici.
(bisogna partire dalle piccole cose, no??)


( la nostra piccola legata in balcone, fianco sinistro)


Penso di essere lo zimbello delle mie amiche a Bologna per quante volte ho detto " adesso mi compro una bicicletta" e poi arrivavo con il 20.
Scusate, son fatta così.
Ma come potete notare sono entrata in un processo di evoluzione - molto lenta e graduale.
Al momento io e Savannah (in Italia c'è la Graziella, a Londra c'è la Savannah) godiamo di ottima salute. L'umidità e la copiosa pioggia non ci hanno impedito di percorrere svariate miglia insudiciandoci, bagnandoci, imbruttendoci come mai nella vita avrei pensato.
Per ora nessun incidente, a parte un piccolo inconveniente avvenuto su una salita, quando ingranando la marcia sbagliata ho pedalato a vuoto per mezzora assomigliando a un criceto sulla ruota.
Dettaglio, però, del tutto trascurabile, data la portata globale dell'impresa.

domenica 31 gennaio 2010

Qualcosa o qualcuno


Alla fine nella vita finisco sempre ad osservare qualcuno o qualcosa, e non solo per deformazione professionale.
Che sia una situazione, una persona, più persone.
Mi ritrovo lì, bloccata, e solo dopo mi accorgo che anche se non interagente ero comunque presente, parte integrante di quella storia.
A volte quella storia non è un pezzetto di vita altrui ma è proprio la mia vita, che lascio scivolare giù come una caramella dal sapore troppo dolce.
Tutto questo per dire che ho visto una coppia di ragazzini, al club, venerdì.
Erano bellissimi.
Lei indiana, alta, magrissima. Lui molto british, capello lungo e pelle chiara. Si baciavano non staccandosi mai, per ore, l'una con lo sguardo appeso all'altro, con le mani ovunque. All'improvviso ho sentito che tutto quello che avevano io l'avevo avuto e lasciato scorrere via veloce, perché nella vita sono sempre di fretta. Ho pensato che vorrei passare ancora mille pomeriggi ad attendere il primo bacio, e altri mille a pedinare, braccare, urlare. Vestirmi per la prima cena fuori, fare il primo test di gravidanza, poi il secondo e il terzo, ovviamente senza essere mai incinta. Cento volte vorrei essere conquistata, e cento altre volte vorrei conquistare.

sabato 30 gennaio 2010

La convivenza fa bene

Allora.
Partiamo dal fatto che con-vivere vuol dire vivere con altri. Vivere con altri vuol dire vivere con persone che non conosci, estranee, con abitudini diverse, a volte simili, a volte opposte.
Partiamo dal fatto che neppure con i genitori è facile convivere, e dopo quel secondo anno di passione neppure con l'altra metà. Che dovrebbe essere ovvio, se c'è l'amore, ma non lo è.
Partiamo dal fatto che sì, siamo animali sociali, ma fortemente egoisti e possessivi, e chi non lo è credo abbia grossi problemi di sopravvivenza.

Oggi pomeriggio preparavo una buonissima mousse al cioccolato, nella mia casetta nella neanche troppo periferia londinese. Mi è stato commissionato un dolce per domani, per un pranzo a cui saranno presenti tutti i miei colleghi. Pranzo brasiliano con dolce italiano.

Compro l'occorrente.
Cioccolato, farina, latte di soya.
Mi lego i capelli e tiro su le maniche, metto anche un grembiule, che fa tanto casalinga felice.
Sciolgo, bollo, giro, frullo.
E' pronta, metto la mousse in frigo, senza coperchio per evitare che si formi la condensa.
Ci dovrà rimanere 5 ore.
Nell'attesa faccio alcuni lavori in casa, mi do la crema alle mani, smantello un tentato furto alla mia bici.
Tutte cose di normale amministrazione nella quasi periferia londinese.
Nel frattempo il mio coinquilino, uno strano essere oblungo, simile a uno dei fratelli Casiraghi ma con inclinazioni naziste, profonda avversione verso il mondo, soprattutto delle persone grasse, e con tendenze salutiste che si traducono in una vera e propria esaltazione della cipolla come vegetale e come oggetto ornamentale, rientra a casa.
Mi guarda le tette, mi saluta e si chiude in cucina per prepararsi il pranzo (in Inghilterra si mangia ad ogni ora)(il pranzo del cretino), mentre io mi svacco sul divano con Jane Austen.
Dopo un paio d'ore, durante le quali mi ricordo di quanto sia bello leggere e che da quando debbo farlo per lavoro leggo praticamente solo le offerte di Morrisons', vado a controllare la mia mousse.
Aperto il frigo, mi assale una bora di cipolla che quasi svengo, e appena rinvengo, vedo che il mio coinquilino ha pensato bene di fare un insalata di cipolle, quale novità. Ma la sorpresa è che l'ha messa in frigo, non coprendola ovviamente, di fianco alla mia mousse.

Sto ancora cercando di capire se mousse al cioccolato all'aroma di cipolla può considerarsi nouvelle cuisine.

Detto questo, trovate prove a suffragio del fatto che la mia convivenza a Cowley Road non è più cosa buona e giusta, ho deciso di cambiare casa.
La terza, per svariati motivi, in tre settimane.
Diciamo che non mi annoio, a Londra, ma vorrei tanto farlo.

martedì 26 gennaio 2010

L'importanza di essere inglesi

Oggi.
Nel bel mezzo di una importante riunione di lavoro un mio collega, inglese ma di origini caraibiche, preso dalla discussione e visibilmente eccitato, ha preso un rotolo di scottex finito, l'ha infilato giù per la schiena e si animatamente grattato il dorso.
Io l'ho fissato per cercare di carpire il momento in cui il suo sguardo orgoglioso avrebbe virato verso la pura vergogna, resosi conto di aver realizzato un gesto, probabilmente abituale, nel luogo sbagliato (può capitare) (ma non con lo scottex eh).
Ecco.
Ciò non è avvenuto.

venerdì 22 gennaio 2010

From a Wonderbaier point of view

E' successo la prima volta qualche giorno fa.
Tardo pomeriggio, tornata dal lavoro.
Il mio coinquilino francese, un 23enne simile alla versione gay di Ben Affleck, scende le scale e si posiziona sul divano a gambe aperte.
Ha indosso solo una canottiera (è l'ultima moda in casa mia, sarà per i 40 gradi onnipresenti) e i muscoli tirati sono lucidi, perché è appena uscito dalla doccia.
Noto obiettivamente che trasuda sensualità da ogni poro dilatato della pelle, ma il pensiero neppure mi sfiora la mente. Anzi. Gli chiedo se è lui che ha intasato il bagno ieri e lui si confessa e dice che si, la potenza francese ha colpito ancora (per chi mi segue su Twitter forse ricorderà l'inconveniente del bagno di qualche giorno fa).
Ecco, mi sono accorta che mi approcciavo a lui non come una donna, che avrebbe avuto un sussulto, un qualche movimento interiore, un pensiero (anche di schifo eh) verso la sua quasi totale nudità, ma come una vecchia zia, che ci mancava poco che gli dicevo copriti che fa freddo, bel ragazzino.
Allora mi sono venute in mente le teorie sulla vita del mio amico B.
Secondo B., il mondo si divide in chi fa Wonderbaier e chi non lo fa.
Chi fa Wonderbaier sappiamo essere impegnato - settimanalmente, mensilmente o i più fortunati quotidianamente - in un attività più o meno piacevole, più o meno nobile, più o meno atletica, che tutti voi ben immaginate. Questa pratica stanca, rilassa, impegna, fa consumare calorie, causa il Global Warming perchè necessita plurime docce, trasforma in piacevoli noiose chiacchierate al bar e, soprattutto, rende forti del fatto di farlo e di poterlo rifare.
Chi non fa Wonderbaier invece, ha a disposizione svariate ore settimanali per pensare in primo luogo al perché non lo fa e poi, quando il motivo della mancanza di Wonderbaier diviene chiaro alla sua coscienza, ha tempo libero e per evitare di abbracciare un qualche circolo vizioso ossessivo, di lì in avanti, sublima.
Quindi il sesso o si fa o lo si esclude dalla propria vita, non esistono vie di mezzo .
Ecco, io in questo periodo rientro piacevolmente nella seconda categoria, cioè quelli che hanno momentaneamente abbandonato il sesso e (ora lo dico) i pensieri riguardo al sesso, per abbracciare non la via della santità ma qualcosa di più indefinito, a metà tra la purezza adolescenziale e la massima espressione di creatività artistica.
Cioè, ho sublimato.
Ho messo in atto quello che generazione di donne single-croniche, nerd indefessi, abbandonati senza capacità di recupero, femmine che hanno scelto di non aver contatti con il genere maschile neanche per perpetuare la specie, fanno.


domenica 17 gennaio 2010

Benoit e Amelie

Dieci anni fa, quando ero ancora una sperduta bimbetta in un mondo straniero, mi è capitato di soggiornare per svariati mesi in Irlanda.
Lì ho avuto modo di conoscere quelli che sarebbero diventati per me due riferimenti nelle mie peregrinazioni sentimentali: Benoit e Amelie.
Benoit e Amelie erano, già all'epoca, una coppia molto affiatata. Stavano insieme da due anni e avevano insieme deciso di trasferirsi nell'allora florida Irlanda, lui per completare i suoi studi in legge, lei per frequentare un dottorato in ingegneria.
Uno era di stanza a Dublino, l'altra a Belfast. Si vedevano una volta al mese, ma erano felici. Di quella tranquilla felicità, quella che non costa niente e che sembrava, ai miei occhi di ragazza che credeva che l'amore fosse solo turbamento e passione violenta, non dare niente.
Con il passare degli anni, anche se i loro lavori li avevano condotti in continenti diversi, la loro storia rimase solida. Mai una cotta improvvisa, mai uno smarrimento, mentre io seminavo distruzione sentimentale come un colera. Quante volte ho pensato a loro come una cosa sola, Benoimelie, prima con orrore e accusa contro un modello di coppia che consideravo tradizionalista, poi con un misto di invidia e ammirazione, perché loro ce la facevano sempre, in ogni situazione.

Ieri il mio amico David mi ha parlato di loro. Vivono in Inghilterra, più precisamente a Manchester. Hanno avuto, due anni fa, un bambino: Martin.
Martin è nato di 6 mesi. Non cammina, se non aiutato da una speciale macchina con le ruote. Ha grandi problemi alla colonna vertebrale.
Parla, sembra capire la sua condizione e piange spesso, perché vorrebbe giocare con gli altri bambini.
Gli piace disegnare e i libri di Beatrice Alemagna.
Amelie non è più stata la stessa dopo il parto. Ha avuto una pesante depressione, da cui è uscita solo con l'aiuto di Benoit, e dei suoi genitori.
La famiglia si è incrinata, ha vacillato e vacilla ancora.
Mai come ora sono consapevole che, quando guardavo loro, mi rifocillavo di storie d'amore, di amore pieno e maturo, quell'amore che da piccoli pensiamo sia il collante delle nostre famiglie.
Stavo bene, e penso il loro benessere rendesse, di riflesso, felici tante altre persone.
Il mondo ha bisogno di storie d'amore, e spero che la loro possa essere ancora il faro di tante peregrinazioni sentimentali, o semplicemente una bella storia da raccontare.



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