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lunedì 12 luglio 2010

Le mezze misure

In un momento di particolare sconforto personale, mi aggrappo anch'io a quello che posso.
Tipo un ragazzino che, ascoltando la conversazione di un amico che narrava le sue avventure da giovane dottorando aspirante al nobel in fisica quantistica, esordisce con un " ma tu, parlare di figa, mai?".
Grandissimo. E' ovviamente diventato il mio eroe personale, non solo perchè ha fatto presente al mio amico che oltre la fisica c'è la figa (ho coniato tutta una serie di slogan per l'occasione, ne ho scritto uno anche su un fazzoletto) (pulito eh). Ma ha anche saggiamente ricordato che con 50 gradi all'ombra ogni discorso che mira alla profondità delle cose o, come in questo caso, della materia, merita di essere cassato, e Dio solo sa quanto ami questo termine.
Si, questo il consiglio della settimana.
Parliamo di figa e lasciamoci alle spalle gli ostacoli della vita quotidiana.

ps sto diventando la versione romagnolizzata di me stessa

ps 2 mi dicono che proprio stasera, alle 22 in Piazza Verdi, c'è la presentazione del libro Storia del Preservativo. Sempre sul pezzo quelli di Bologna estate.

giovedì 5 novembre 2009

I presupposti c'erano: piccoli cattolici crescono

Nel lontano 19*$, quando la sottoscritta pensava solo a limonare e a mettersi il kayal ( come suona bene, kayal), era obbligata a frequentare l'oratorio di un piccolo paesino pedemontano della provincia di Bologna di cui non rivelerà il nome neppure sotto tortura.
I suoi sabato pomeriggio erano scanditi dal catechismo, questa cosa a metà tra la scuola prolungata e una messa anticipata, in entrambi i casi di una noia mortale e a cui avrebbe preferito la pubblica fustigazione.
Partiva da casa dopo pranzo e faceva il tragitto verso la parrocchia con tale PC, ragazzina tredicenne prosperosa quanto una Gradisca, vestita di abitini di tulle che mal contenevano le sue espansioni adolescenziali.
La sottoscritta, all'epoca smilza ragazzina priva di sembianze femminili, rimaneva piuttosto stordita dal rigoglio di carni esibito dall'amica, e immaginava segretamente che prima o poi sarebbe scoppiata nella piazza del paese, come quei palloncini della festa dell'Unità quando ci giochi troppo.


Arrivate in parrocchia, le due amiche dovevano sedersi in banchi lontani, perchè vigeva l'ordine alfabetico ed erano separate da dieci lettere.
La vicina di banco della sottoscritta, tale ES, cominciava a raccontarle del suo maneggio in campagna e di Ligabue e spesso terminava la dissertazione con un " certo che se continua così PC diventerà proprio una sgualdrina, lo dicono tutti in parrocchia" guardandosi alle spalle per il timore di essere sentita.
Mentre Don Pinello spiegava i salmi e la metà degli alunni facevano le parole crociate, un giorno entrò Suor Cristina a coprire PC con un maglione, mentre la povera diventava così rossa in viso da pensare che non sarebbe scoppiata ma arsa viva, e l'inferno allora esisteva ed era meglio pensare ai sacramenti piuttosto che a Robby Williams..

Per la cronaca PC è dimagrita venti chili e siede alla destra dell'intellighenzia parrocchiale pedemontana.
Evidentemente in certi ambienti la carne eccessiva è associata a un'eccessivo indugio nelle carni, o lei è una moderna Maddalena e io non l'avevo capito.

lunedì 26 ottobre 2009

Insegnare la pedagogia del terrore ai bambini, l'unica soluzione per leggere un giornale

Michimostro, Michimostro, mi dai un consiglio su come affrontare i bambini? appena prendo il giornale in mano arrivano, lo stracciano e vogliono che giochi con loro..!

Digli che se lo fanno un'altra volta li ammazzi. Con me da piccolo ha funzionato.


Questo succedeva quarant'anni fa, quando il nostro placido Michimostro lanciava palle di ragù dalla finestra e crocifiggeva le vicine di casa con arco e freccie autocostruite.
Probabilmente tutti pensavano sarebbe diventato un serial killer, mentre oggi è un affermato architetto/designer che non disdegna serate sul divano e il ragù più che lanciarlo preferisce mangiarlo.
Non ha neanche ammazzato la madre, nel caso ve lo steste chiedendo.
Fosse nato oggi, lo avrebbero imbottito di farmaci e lasciato alla mercè di qualsivoglia neuropsichiatra infantile avesse qualcosa da dire. E, ci giurerei, sarebbero stati molti.

Io domani ci provo. O va bene, o al massimo gli creo qualche sana paura infantile, che sennò che infanzia è.
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