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venerdì 21 maggio 2010

Salvaguardare il fabbisogno fallico

Oggi tornando a casa dal lavoro mi fermo a fare la spesa da Tesco e vedo queste.

A una prima occhiata penso siano wurstel, ma poi mi rendo conto che sono bastoncini di frutta.


Ogni bastoncino, si legge sulla confezione, contiene dieci volte il suo peso di frutta fresca. Wow! Ovviamente mischiati a gelatine varie e addensanti di cui non ho mai sentito il nome (sorvoliamo) e viene sponsorizzato dall'unione inglese Lunchbox Friends. Cioè, avete capito? Questi hanno creato un'associazione per far si che l'amato lunchbox, la cui versione sana è in via d'estinzione qui in Inghilterra, sia tutelato e riconosciuto come parte integrante di un alimentazione equilibrata.
Ogni mattina, aperta la valigetta colorata, la madre inserisce il pranzo del pargolo seguendo alla lettera le istruzioni che il nostro Jamie Oliver, Lord, Re, Dio o qualsivoglia nome desideriamo attribuirgli, gentilmente ha spedito a casa di ogni famiglia inglese.
Il volantino, sotto la foto dove il giovane Jamie salta in aria senza indossare le scarpe, è riportato a grandi lettere " 5-a-day". Che se sei una madre inglese sai che Lui intende la frutta e la verdura, che in Inghilterra hanno latitato per molti anni dalle tavole dove veniva preferita una bella salsiccia abbrustolita, ma se, diciamo, vivi al di fuori delle mode alimentari e della cultura dello slow food, puoi facilmente non capire.
Data la forma leggermente fallica, ci dilettavamo con la coinquilina ad immaginare le possibili variazioni sul tema dell'imperativo "5-a-day", tuttavia non con entusiasmanti risultati.
Dunque go for it, Jamie, e proponi le tue personalissime declinazione del 5-a-day che noi apprezziamo il tuo impegno.
Io ne ho appena mangiate 5 e, se davvero i calcoli riportati sulla confezioni sono giusti, avrò una serata entusiasmante.

domenica 2 maggio 2010

Cose che capitano in Inghilterra

Questa mattina, dopo aver fatto la doccia, mi siedo sul mio bel letto a due piazze con una tazza di caffè fumante a leggere il giornale.
Dopo poche righe, mi accorgo che qualcuno mi osserva.
Mi volto e vedo, sul cornicione della finestra aperta, un pollo che mi guarda.
Eh si.
Il mio vicino ha comprato un pollo.
Da tenere in giardino. Per i bambini.
Un bel pollo, taglia media, atletico, occhio sveglio.
Certo che se me lo diceva prima, evitavo di rovesciare un mezzo litro di caffè sul piumone appena lavato, ma son dettagli.
Grazie alla perturbazione atlantica che interessa l'Inghilterra da ieri, spero proprio che entro la fine della settimana sia congelato, così lo mette in freezer, per Natale non fa la fila da Sainsbury, e io evito i coccoloni.

martedì 27 aprile 2010

Essere pronti a tutto


Sabato siamo andati a pranzo a casa di un ex Diplomatico inglese.
Non faccio colazione, certa che il pranzo sarà abbondante e che dovrò programmare alcuni weekend di jogging per non sembrare Luciana Turina entro breve.
Arriviamo all'una e trenta con una bottiglia di Primitivo (ma quanto costa Dio santo il Primitivo a Londra????) e veniamo accolti con due gin tonic.
Alle due, mentre intrattengo una deliziosa conversazione sull'importanza di riconoscere le kitchen apples dalle bromley apples, mi viene servito un secondo gin tonic, e quasi non me ne accorgo.
Alle due e mezza si parte con un lambrusco rosato, un vero e proprio schifo, ma ho sete e non me ne rendo conto.
Alle tre sono al quarto bicchiere di rosato, e sento languorini di fame, prontamente messi a tacere da un altro bicchiere di vino.
Alle tre e mezza mi volto per cercare l'Architetto tra la folla e lo vedo intento, con le maniche della camicia tirate su, a spremere lime per delle caipirinhe. Non parla una parola di inglese e lo hanno messo con la manovalanza.
Io sorrido e, se non mi attacco a un albero, rischio di cadere in un fossato che separa la casa dei nostri amici da, guarda te la coincidenza, quella di un architetto. Solo in quel momento realizzo che ho 12 cm di tacco e vago tra i vasi di giunchiglie e margherite incurante del poter incontrare la morte da un momento all'altro e, santiddio, in che modo di merda.
Alle 4 ci sediamo a tavola, dove 300 gr di couscous alle verdure ci aspettano.
Solo che siamo in dieci.
L'Architetto, preso dall'ansia di non mangiare abbastanza (sentimento tipicamente italico che sto analizzando da svariati giorni e che sarà tema del prossimo post), in 5 secondi spolvera tutto e io, non famosa per la velocità delle mie azioni, quando alzo il cucchiaio è già tutto finito.
Mi guardo intorno per incontrare solidarietà e vedo una caraffa di bianco controllata dal padrone di casa che, con un sorriso diabolico, si dirige verso il mio bicchiere.
Negli attimi che seguono questo evento ricordo solo che mi è stato versato da bere 5 volte e che ho raccontato, con suo enorme imbarazzo, di come l'Architetto da piccolo urinasse sui piedi della baby-sitter.
Le cose che sono successe dopo non le ricordo, e forse è davvero meglio.
Gli incontri intraculturali mi han sempre dato una grande soddisfazione.

mercoledì 24 febbraio 2010

Le parole sono importanti

La mia coinquilina, ogni mattina dopo colazione, entra in bagno, fa un passetto indietro e urla : Hey, do you have to go to the loo before leaving?
Questa, che potrebbe sembrare l'educata affermazione di una coinquilina premurosa che non vuole farmi morire per esplosione uretrale (ho sempre temuto esistesse) mentre lei si fa un bagno di un' ora, in realtà mi causa seri problemi di digestione.
In inglese loo vuol dire letteralmente latrina. Non bagno, servizio, toilette o ritiro. Vuol dire latrina, o cesso, a seconda del sentimento. E' come se l'architetto dicesse, ogni mattina dopo colazione, Oh vuoi andare al cesso prima di uscire? ( l'accostamento architetto-coinquilina è stato fatto solo in virtù del fattore convivenza, nessuna relazione omosessuale tra me e la brasiliana, almeno per ora).
Credo che usare la parola cesso sia il primo passo verso un decadimento totale dello spirito di una persona. Credo che le persone che usano brutte parole siano brutte persone o probabilmente persone abituate a considerarsi più insignificanti di un biglietto della metropolitana caduto a Leicester Square.
Inoltre credo che l'uso della parola latrina ogni mattina sia causa del maltempo in Inghilterra, dei miei capelli secchi, della fame nel mondo e della non-morte di Andreotti più svariate conseguenze che devo ancora identificare.
Credo, come diceva Nanni Moretti in qualche film di cui non ricordo il nome, che le parole siano importanti.

giovedì 18 febbraio 2010

Follow the rules























Non c'è due senza tre, e la terza casa si prospetta quella giusta.
Il quartiere è molto bello, verde, tranquillo. Le case sono vittoriane e georgiane, e sembra di essere in un fotogramma di Camera con vista.
Insomma, quello che ci voleva, quantomeno a me.
La mia coinquilina è brasiliana. Ha tra i 25 e i 40 anni, è piccolina e scurissima, con due tette enormi che farebbero la felicità di qualche mio amico bolognese.
Klara è una brasiliana deliziosamente inglese, nel senso che in 5 anni di vita qui ha acquisito quasi tutte le abitudini albioniche più comuni ( la cup of tea, cena alle 6, deodorante per il bagno) e si anche è strutturata internamente come una vera british.
Che vuol dire?
Gli inglesi sono dei pilastri conficcati nel cemento. Non hanno reazioni emotive, non condividono le gioie e i dolori, non hanno un giorno no. Sono precisi, efficienti, delle macchine da guerra. Tedeschi più dei tedeschi, svizzeri più degli svizzeri. Hanno il vizio di bere, probabilmente l'unica cosa che gli permette di esteriorizzare la loro energia umana, e perciò quando ingurgitano un qualsiasi quantitativo di alcol, aprono le danze e si salvi che può. E in questo sono eccessivi, come tutti quelli che si proibiscono qualcosa che è naturale, come emozionarsi.
Il rigore brasilo-albionico di Klara si manifesta soprattutto in una cosa: la gestione degli orari mattutini.
Dal primo giorno che mi ha visto ciondolare per casa come uno zombie, alle sette della mattina, indecisa se prima fare una doccia o affondare in una ciotola di cereali, Klara ha capito che non saremmo andate d'accordo.
E così è nato il calendario.
Il calendario è un elenco delle giornate, dal lunedì al venerdì, con annessi orari in cui ci dobbiamo alzare, dobbiamo fare la doccia e la colazione.
Un esempio? io il martedì mi devo alzare alle 7.10. Doccia ore 7.15. Colazione ore 7.30.
Tutto questo per non fare aspettare l'altro e per non rischiare, ovviamente, di fare tardi (mon dieu).
All'inizio ammetto di averla trovata un'idea normale, non mi infastidiva (venivo da due settimane di cipolle a colazione, capitemi). Evidentemente mi ero scordata che sono un indecisa cronica, una pigra compulsiva, una fancazzista ma soprattutto non riesco a seguire le regole, congenitamente, da sempre.
Ciò mi porta a scegliere all'ultimo qualsiasi cosa, figuratevi se fare prima o dopo la colazione o la doccia.
Così ogni notte, prima di andare a letto, devo segnare su un post it a che ora devo alzarmi, lavami e mangiare, perchè ovviamente con tutte le cose che devo ricordarmi, figuriamoci se all'inizio della lista ci sono gli orari da rispettare.
Neanche mia madre, quando mi controllava per sentire se puzzavo di fumo, a tredici anni, era così diabolicamente metodica.



martedì 26 gennaio 2010

L'importanza di essere inglesi

Oggi.
Nel bel mezzo di una importante riunione di lavoro un mio collega, inglese ma di origini caraibiche, preso dalla discussione e visibilmente eccitato, ha preso un rotolo di scottex finito, l'ha infilato giù per la schiena e si animatamente grattato il dorso.
Io l'ho fissato per cercare di carpire il momento in cui il suo sguardo orgoglioso avrebbe virato verso la pura vergogna, resosi conto di aver realizzato un gesto, probabilmente abituale, nel luogo sbagliato (può capitare) (ma non con lo scottex eh).
Ecco.
Ciò non è avvenuto.
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