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sabato 10 marzo 2012

Avere patate che non ti corrispondono

Che poi la differenza tra uomini potrebbe trovare senso nella seguente vignetta:

lui decide di fare le patate al forno.
LE chiede delucidazioni (come taglio le patate, a cerchi o dadini piccoli? le metto a bagno per togliere l'amido? se sì, quanto? forno al massimo?), lei pazientemente spiega a lui la ricetta, lui la mette in atto.
Due punti critici.
1) mette a bagno le patate con la buccia. LEI glielo fa notare. Lui leva la buccia.
2) decide di lessarle prima di metterle in forno. Mette l'acqua a bollire, aspetta, l'acqua bolle, a quel punto prende la pentola e la sposta sul taliere della cucina, dove aveva tagliato le patate e dove quest'ultime aspettano diligentemente di compiere il loro dovere. Riempie la pentola di patate e riporta la pentola sul fornello.

Ecco, il rapporto tra uomini e donne è bello per questo. C'è sempre un modo di fare le cose a noi donne sconosciuto e lontano, e trovare altre vie per arrivare nello stesso luogo può essere divertente, interessante sicuramente inconsueto e insolito anche se si parla di patate.

ps. Comunque spostare le patate è più semplice e meno rischioso.
ps1. 10 minuti e poi forno a 200 gradi.

martedì 31 gennaio 2012

Interviste possibili: Sabrina, 26 anni, di Canosa di Puglia, vive a Bologna dove studia Dams Musica indirizzo Discografia multimediale

Prima puntata delle nostre "Interviste possibili", rubrica mensile di approfondimento sulla cultura giovanile italiana, indignata o meno, ma volonterosa di dare un contributo positivo alla crescita di questo paese in stallo.
Sabrina, 26 anni.
Si presenta con lunghi capelli neri e un collarino di borchie, gli occhi contornati da ombretto nero e il pallore di chi passa troppo tempo sui manuali di Estetica della musica argentina post recessione.

Sabrina, qual'è la tua esperienza di studentessa migrante?

Innanzitutto grazie di avermi intervistata. Sono arrivata a Bologna 7 anni fa, grazie al cugino di un amico di zia Maria Teresa, che aveva una stanza libera da affittare. Lui fa l'operaio da 20 anni qui a Bologna. Era venuto per studiare "Andamenti storiografici della pittura moldava del XV secolo" ma poi, le avversità della vita e il non volersi piegare a un sistema universitario poco meritocratico, gli hanno fanno scegliere questo lavoro. Sta bene, ha comprato pure casa. Come secondo lavoro commercia burrate. Io gli dò una mano quando non lavoro come barista in un centro sociale.

Parliamo dei tuoi studi. Cosa ti ha spinto a studiare "Discografia multimediale"? Come ti trovi? Quali sbocchi professionali pensi di trovare dopo la laurea?

Beh, la laurea è ancora lontana! Fin da piccola ho coltivato l'interesse per la musica. A flauto ero la prima della classe. Poi, da liceale, ho scoperto il Glam rock e per un periodo sono stata dark. Tutti pensano che sia una moda momentanea, in realtà è proprio uno stile di vita, che ti aiuta ad esprimere il buio che c'è dentro di te. Mi ha aiutato molto, a far uscire la vera Sabrina. Insieme alle letture di Edgar Allan Poe e di Enrico Brizzi. Poi, in 5^ superiore, quando tutte le mie compagne sognavano di diventare avvocati o medici, ho trovato questo fantastico corso. Sentivo che Bologna era la città della mia vita da tanto tempo, perchè creativa e anticonvenzionale, e allora ho scelto.

A che anno sei?

Sono al 3^ anno fuori corso, ma sono una studentessa lavoratrice. Faccio la barista una volta a settimana in un centro sociale, per pagarmi gli studi. Spero di laurearmi tra 3 anni!

Come ti vedi da grande?

Mi vedo lavorare in un grande locale che promuove musica indipendente. Mi piacerebbe creare una nuova etichetta, magari solo per band al femminile, e distribuirla sulla rete. Magari creare un'associazione culturale che promuove la cultura della mia terra qui a Bologna. Potrebbe essere un'idea nuova.

Grazie, alla prossima puntata.

domenica 17 aprile 2011

Microclimi

Mi ero appuntata una cosa che dovevo scrivere qui sul blog. Ho buttato il foglietto nella borsa. Borsa che contiene moltissimi foglietti, di varia natura. Dalla lista della spesa, a un foglietto in cui scrivo che devo chiedere alla mia commercialista delucidazioni su una sigla che somiglia vagamente a YMCA. Come fa figo dire "la mia commercialista". Comunque. Quell'appunto è ovviamente andato perso nei meandri del mio congenito disordine e qualcuno, su un autobus (forse il 20) lo ritroverà e riderà.
Dato che non ricordo più quello che dovevo scrivere, scrivo che non mi piace l'idea che si debba lavorare per vivere. La trovo antiquata.
Io, per vivere, vorrei ridere e amare.
Lavorare per vivere mi sembra una cosa cattolica e punitiva. Da "espiazione dei peccati", ecco. Da "altro che parto con dolore, per tutta la vita ti obbligo a un 740 disastroso".
Dovremmo farci una rivoluzione, su questa cosa.
Mica pizza e fichi.

domenica 27 febbraio 2011

A ripetersi

Beccata davanti all'ennesima pagina di oroscopo online un'amica, di quelle vere, non quelle che si inaspriscono se ultimamente ti va troppo bene (ce ne sono tante, la loro identificazione ultimamente è il mio passatempo preferito) mi ha detto: "Certo che se controlli solo quei due segni zodiacali con cui ti pare di andare d'accordo, te ne perdi altri 10 con cui potresti stare anche meglio".
Giusto, ho pensato.
Ma chi ne ha voglia di buttarsi in relazioni completamente sconosciute, imprevedibili, e dove tutto funziona diversamente?
Ecco, quest'ultima frase l'ha udita solo l'omino che abita il mio cervello da quasi 28 anni, che con tutte le conversazioni deviate degli ultimi periodi probabilmente sta cercando di suicidarsi con il gas o i grassi idrogenati.
Mi sono fatta paura da sola. Ma davvero, nella vita, alla fine è più difficile cambiare modalità di relazionarsi sentimentalmente con una persona, anche se questo ti ha fatto stare a volte bene ma alla fine soprattutto male, che buttarsi in qualche sconosciuta e scarsamente prevedibile situazione nuova?
Ma soprattutto: cosa ne sarebbe dei personaggi di Beautiful se capissero tutto questo?








sabato 4 dicembre 2010

Stati di alterazione sufficientemente incompatibili con la vita reale

Torno a casa, due sere fa. E' notte fonda. Ho bevuto. Non troppo eh, giusto quel tanto per considerarmi allegra e senza paranoie all'orizzonte. Questa condizione di frivolezza indotta mi fa sentire quasi sempre un pò colpevole, perchè fuori -nel mondo- ci sono le guerre, c'è un governo incosciente e da qualche parte la mucca pazza miete ancora vittime. Che cazzo sono allegra a fare. Sono questi i momenti in cui -alticcia, diciamolo- comincio a leggere il giornale online, di solito Repubblica.it. Bene. Apro il mac. La Nasa (nome che ritengo da sempre particolarmente imbecille) informa che sulla terra esistono gli alieni. In un lago tossico. Microrganismi. Grandi quanto un bacillo.
Tossisco a ripetizione. Mi chiedo se i giornalisti siano vagamente consapevoli della portata delle notizie che divulgano alla massa, massa che -non mi considero l'unica, no- spesso e volentieri è in uno stato di alterazione alcolica e, quindi, vulnerabile e indifesa.
Poi, cogitando più razionalmente sulla questione, decido che è un problema mio, che il flusso di notizie non mira a spingerci verso un'effettiva comprensione della vita reale, ma a risucchiarci in un vortice continuo di cui non capiamo il senso, per mancanza di strumenti e per assenza del senso stesso. E la fissazione sugli alieni è solo casuale, e dettata da stati di alterazione alcolica, poco compatibili con qualsivoglia manifestazione della vita reale e con la scrittura di post dotati di senso su un blog pressochè dimenticato.

domenica 5 settembre 2010

Varanasi baby

E poi torni dopo nove mesi che sei stata via.
E la tua amica ha scopato con il tuo amico una sera che non sapevano cosa fare. Che la fidanzata del tuo amico forse è una ex ma ancora non lo sa. Che il tuo amico ha scopato la tua amica ma anche un'altra amica perchè quella sera è andata così. Che la tua amica ha scopato perchè boh, lui mi mancava. Che torni e vedi le stesse facce ma con molte rughe in più e una solitudine che credevi protagonista esclusiva dell'adolescenza.
E tu, in questo intreccio di scopate e ragioni futili, riconosci solo una cosa.
La tristezza.

venerdì 14 maggio 2010

Effetti collaterali del passaggio di Vasco

Sarà stato il cibo turco, che mi ha fatto sognare tutta la notte di partorire e che stamattina mi ha lasciato, a parte una sete apocalittica, l'aria di chi è stata pestata pesantemente, da non so chi perchè vivo praticamente sola (che sia stato il pollo dei vicini?).
Sarà che stamattina era caldo, alle 12 era freddo e ora sembra che Londra sia la capitale della Giamaica, con annessi attacchi di metereopatia e madonne come niente.
Sarà che è un mondo difficile e vita intensa, felicità a momenti e futuro incerto, che mai come ora è stato così incerto dato che tra due mesi torno in Italia e sono ufficialmente disoccupata.
Saranno tutte queste cose, ma quando stamattina al bar un ragazzo mi ha chiesto da dove venivo e dopo la mia risposta ha aggiunto " ah, si, Bologna, vicino a Zocca, vero?", mi si è riempito il cuore di gioia.

martedì 27 aprile 2010

La situazione è seria ma non grave



Scenario.
nel 2000 partii da Milano Linate per l'Irlanda, dovrei sarei rimasta per circa un anno.

Peso di partenza: 51 kg.
Peso di ritorno: 63 kg.

Alla fine di quel periodo i miei genitori, all'aereoporto, anche se non l'hanno mai esplicitamente detto, credo che pensarono quello che il padre di Nora Ephron disse quando vide sua figlia tornare fortemente in sovrappeso dopo il primo anno accademico a Boston:
Almeno è simpatica.

A quella traumatica esperienza di lievitazione ovviamente è seguita la scoperta del tema cibo, prima considerato banalmente parte delle mie funzioni biologiche e perciò naturale, e poi diventato compagno nebuloso in una relazione aperta non troppo chiara.
Comunque.
In questi giorni si rifletteva sul fatto che, se ogni epoca ha un leitmotiv principale, una chiave d'interpretazione delle sue nebbie e dei suoi giorni di sole, questi anni sembrano vertere intorno al tema cibo.
Sarà che siamo tutti in fase orale, come diceva Freud, e quindi per calmare un'ansia primaria, selvatica ed innata, bisogna placare quell'organo così investito di pulsioni che è la bocca (e allora perchè non si mettono tutte a fare pompini? ha sentenziato il mio amico giustamente, e forse li fanno e li facciamo, evidentemente non a lui).
Sarà che in quest'epoca di noia, dove tutto è già stato fatto e detto, il cibo è una droga legalizzata e sempre disponibile, un pò come l'oppio e l'assenzio nella Francia dell'Ottocento, che miete ogni anno vittime silenti ma reali.
Sarà la sua abbondanza, che ne rende ridondante l'immagine e la possibilità di manipolazione, un pò come quando ti ritrovi con una un pò carnosetta-diceva sempre lui - che la ribalteresti in ogni modo e ti ci infileresti ovunque.
Quindi la possibilità del cibo ci rende dipendenti così come la possibilità della gnocca rendeva ninfomani il signor Douglas e il signor Duchovny ?
E' davvero così?
Ci possiamo ragionare.
Quello che penso è che il mangia tutto quello che puoi finchè puoi ha il sapore di un riflesso che l'evoluzione ci ha lasciato in eredità per prepararci ad eventuali periodi di magra, memore di quando se non approfittavi del primo animale che ti passava davanti, la sera davanti al fuoco erano brutti momenti.
Il problema però - ma quella buonadonna dell' evoluzione non poteva saperlo - è che i tempi di magra per l'uomo moderno non arrivano pressochè mai.

mercoledì 10 febbraio 2010

Fatiche per un sano momento di gloria personale

La mia vita qui procede.
Mi rendo conto di essere piuttosto cosmolita, anche se sono nata in una città di media-grandezza e ho vissuto per lungo tempo in un paesino al confine tra Bologna e Modena.
A volte penso che sia proprio questo il mio punto di forza, il provincialismo mi ha reso un materiale resistente.
La vita di provincia ti tempra più di qualsiasi gavetta per aspirante animale metropolitano. Battersi contro un pensiero comune ottuso, scegliere di non sposarsi il compagno di catechismo, volere vedere cosa c'è aldilà delle mura del nostro castello è di per sé un' impresa rivoluzionaria. Prendere e partire, tagliare, lacerare o mantenere i rapporti, è l'atto che ogni figlio/a dovrebbe portare avanti nei confronti dell'ambiente che lo ha visto nascere.
Forse per questo noi provinciali siamo fondamentalmente delle rocce, adattabili più di una panthera leo persica che in realtà è il leone asiatico ma in latino mi garba di più.

Pensavo a questo stamattina, quando durante una salita disumana in bici, tra un autobus a 2 piani, un camper, e un tir della butterly utterly, con computer, libri e quaderni, ha cominciato a grandinare.

sabato 30 gennaio 2010

La convivenza fa bene

Allora.
Partiamo dal fatto che con-vivere vuol dire vivere con altri. Vivere con altri vuol dire vivere con persone che non conosci, estranee, con abitudini diverse, a volte simili, a volte opposte.
Partiamo dal fatto che neppure con i genitori è facile convivere, e dopo quel secondo anno di passione neppure con l'altra metà. Che dovrebbe essere ovvio, se c'è l'amore, ma non lo è.
Partiamo dal fatto che sì, siamo animali sociali, ma fortemente egoisti e possessivi, e chi non lo è credo abbia grossi problemi di sopravvivenza.

Oggi pomeriggio preparavo una buonissima mousse al cioccolato, nella mia casetta nella neanche troppo periferia londinese. Mi è stato commissionato un dolce per domani, per un pranzo a cui saranno presenti tutti i miei colleghi. Pranzo brasiliano con dolce italiano.

Compro l'occorrente.
Cioccolato, farina, latte di soya.
Mi lego i capelli e tiro su le maniche, metto anche un grembiule, che fa tanto casalinga felice.
Sciolgo, bollo, giro, frullo.
E' pronta, metto la mousse in frigo, senza coperchio per evitare che si formi la condensa.
Ci dovrà rimanere 5 ore.
Nell'attesa faccio alcuni lavori in casa, mi do la crema alle mani, smantello un tentato furto alla mia bici.
Tutte cose di normale amministrazione nella quasi periferia londinese.
Nel frattempo il mio coinquilino, uno strano essere oblungo, simile a uno dei fratelli Casiraghi ma con inclinazioni naziste, profonda avversione verso il mondo, soprattutto delle persone grasse, e con tendenze salutiste che si traducono in una vera e propria esaltazione della cipolla come vegetale e come oggetto ornamentale, rientra a casa.
Mi guarda le tette, mi saluta e si chiude in cucina per prepararsi il pranzo (in Inghilterra si mangia ad ogni ora)(il pranzo del cretino), mentre io mi svacco sul divano con Jane Austen.
Dopo un paio d'ore, durante le quali mi ricordo di quanto sia bello leggere e che da quando debbo farlo per lavoro leggo praticamente solo le offerte di Morrisons', vado a controllare la mia mousse.
Aperto il frigo, mi assale una bora di cipolla che quasi svengo, e appena rinvengo, vedo che il mio coinquilino ha pensato bene di fare un insalata di cipolle, quale novità. Ma la sorpresa è che l'ha messa in frigo, non coprendola ovviamente, di fianco alla mia mousse.

Sto ancora cercando di capire se mousse al cioccolato all'aroma di cipolla può considerarsi nouvelle cuisine.

Detto questo, trovate prove a suffragio del fatto che la mia convivenza a Cowley Road non è più cosa buona e giusta, ho deciso di cambiare casa.
La terza, per svariati motivi, in tre settimane.
Diciamo che non mi annoio, a Londra, ma vorrei tanto farlo.

lunedì 28 dicembre 2009

Lui chi è




















Quando è arrivata l'email, la mia prima reazione è stata:

Oh, merda.

Mia madre, alle mie spalle come un gufo, appena sentita l'esclamazione, ha aggiunto:

Che figo.

L'architetto, esteta amante della bella vita, delle belle cose e ovviamente delle belle donne, ha esclamato:

Che gnocca.

Martina, vicina di casa adolescente e molto attenta alla moda, ha precisato:

Quel piumino di Burberry costa più della tua macchina.

Io, vicina a una sincope, ho concluso con un addoloratissimo :

Ma è un trans.


Ieri in casa Abaluus si è sfiorata la crisi collettiva, quando è giunta l'email con la foto della mia nuova/nuovo landlord (affittuario di camere).
Per la cronaca, non abbiamo capito il sesso della/del signora/e di colore che si è fatto immortalare tempestato di catenine d'oro, con un piumino Burberry e la faccia alterata, di fianco a una brasiliana di un metro e ottanta, sudata e succinta in un vestito di tulle nero.
Indecisa su che foto inviare come risposta, la mia amica Ely mi ha suggerito quella del carnevale del 2006, quando ti sei vestita da gorilla, che secondo me gli piace.



giovedì 3 dicembre 2009

Fermata dell'autobus

Oggi attendevo l'11 in ritardo, alla fermata dell'autobus.
Ero appoggiata a una colonna quando da dietro vedo volare briciole di pane. Mi volto e una vecchietta con un sacchetto è intenta a distribuire pezzi di pane secco sull'asfalto di via dei Mille.
Non ho subito realizzato.

Dopo 5 minuti l'inferno.
Tutti i piccioni emiliani si sono catapultati su di noi, in una scena che non ha nulla da invidiare a un film di Hitchcock. Ho ancora nelle orecchie il suono delle ali che sbattono, perchè quegli esseri immondi, arrivati a centinaia, si erano accalcati a mezz'aria in un ingorgo volatile. La scena è durata dieci minuti, con gente che agitava le mani in alto e io che sono corsa a occhi chiusi verso la Feltrinelli.

Io dico.

Capisco che con la vecchiaia si comincia a svalvolare, che i ricordi di una giovinezza dove i piccioni erano cari animali da giardino causano malinconia, e che mantenere un gatto costa troppo. Ma santiddio. come si fa a voler perpetuare una specie i cui esemplari sono obese gallinelle di colori improbabili, che passano il tempo a defecare sui nostri balconi?

Ma volevo parlare di altro.
Ieri sera ho comprato il buonissimo olio Johnson Baby, questo


e prima di andare a letto, dopo la doccia, me ne sono spalmata una discreta quantità sul corpo.
Ecco, io non so quelli della Johnson cosa pensino uno faccia in bagno, in inverno, oliato come un freno e nudo, per la mezz'ora che il loro olio impiega ad asciugarsi.
Forse la lap dance contro il palo della doccia. Non so.
Fatto sta che dopo dieci minuti di automassaggio mi sono rotta e sono andata a letto.
E, all'insaputa dell'Architetto, ho unto tutti i lenzuoli :(

venerdì 27 novembre 2009

Questa irrefrenabile necessità di donne dell'est.

La mia amica Nina ha una nonna di 87 anni tabagista, comunista e con un alzheimer galoppante.
Stremata da tre mesi di avanti e indietro notturni casa-nonna perchè la vecchietta ha scambiato il giorno per la notte (come è vero che si torna bambini ), ha deciso di chiamare una badante.
Dopo qualche ricerca in cui sono stata coinvolta anche io, la scelta è ricaduta su Enya, rumena.
Ci ha fatto subito simpatia, così pasciuta e rubiconda, con due tette a punta serrate sotto un body rosa.
Più che altro non abbiamo avuto alternative, dato che le altre badanti incontrate erano, nell'ordine: senza denti, una parlava solo il russo, l'altra con evidenti problemi di alcolismo.
Così Nina ha scelto.

Mi chiama qualche giorno fa:

Sono passata davanti a casa di nonna, c'era Enya alla finestra che faceva vedere le tette al pizzaiolo in strada! Lui da sotto faceva un gesto strano con due mani e si indicava il pisello! Sono scesa e le ho gridato: "Enya! Torna dentro!" E lei mi ha risposto " Signorina, anche io me lo devo trovare un fidanzato!". Quando sono entrata nonna mi ha guardato e chiesto se ero il tecnico della caldaia.
Tornata a casa ho pensato che io un uomo non ce l'ho.
Ho pianto contro il cuscino che mi avevi regalato tu, quello con le pecore.


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