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sabato 11 dicembre 2010

Contraddittorio

"Avrò sbagliato diagnosi". Queste le parole del Dott. Mauro Menarini, arrestato per falsi certificati medici e per aver attestato una paraplegia irreversibile incompatibile con il carcere a un recluso della Dozza che, invece, pare salti agilmente la staccionata della pubblicità Olio Cuore.
Chissà se, interrogata da un paio di angeli alati, boccoli d'oro al vento, tuniche blu con orli d'argento (il mio costume di Carnevale per 3 anni), la mia maestra delle elementari potrebbe dire di me lo stesso:

"Si, lo ammetto. Credevo fosse intelligente. Ma alla luce degli ultimi fatti posso sostenere con cognizione di causa che ho sbagliato diagnosi".

Anche tu!!

Perchè io, da un pò di tempo, dico sempre la cosa sbagliata, al momento sbagliato, alla persona giusta. E mi sono pure tinta i capelli di rosso rame, globalmente riconosciuto come il male o come il colore delle meretrici.
Almeno, e per fortuna, non mi chiamo Pamela.

giovedì 9 dicembre 2010

Cordialmente

Oggi aspettavo un fax davanti alla macchina dei fax (ha un altro nome, per caso?).
Pensavo alle parole di mia madre "Ti innamori di gente che spesso sopravvaluti" o che ripete sempre il mio amico Andrea "No, quello no. Così ti butti via. Sei il caviale per uno che è abituato a ossa di pollo". Io ho paura che poi, continuando con questa selezione, prima o poi mi ritrovo a 40 anni, con due ovuli rimasti e con l'obbligo di rispettare quel patto che un giorno io e il mio amico R. suggellammo con un bicchiere di porto: "Se non sei sposata a 40 anni, ti sposo io e ti faccio fare tre figli". Solo che R. in dieci anni è diventato obeso e con problemi di alitosi, e io evitarei di onorare quella promessa adolescenziale.
Mi sono chiesta allora perchè noi ragazze ci imbuchiamo in patti-salva-vita-sentimentale in un età ancora lontana dal ticchettio schizofrenico dell'orologio biologico. E soprattutto perchè li stiliamo sempre con gente che diventerà la controfigura di Lerch.
Forse perchè geneticamente conosciamo il problema della progressiva scomparsa del maschio (che Zanotelli ha da poco riportato in tivvù), e davanti a una futura lotta all'ultimo tacco per conquistare quei pochi non occupati, gay, disorientati o senza capelli ci piace partire premunite.
Forse siamo vittime di un pessimismo tutto femminile, che ci porta ad attuare un piano b qualora la possibilità di vedersi accoppiate si riduca drasticamente avvicinatesi all'età del collo a Gallus domesticus.
Forse perchè "meglio sole che male accompagnate" l'ha inventato probabilmente una cessa.
Forse perchè crediamo scarsamente in noi, per colpa della cultura maschilista, del Governo, e delle mezze stagioni.
Tutte ipotesi le mie, che mi hanno fatto sostare 20 minuti davanti al fax, parlando da sola.
E poi, a un certo punto, è davvero uscito un fax.

E riportava l'annuncio della prossima apertura di un'Agenzia matrimoniale a Bologna.

sabato 30 gennaio 2010

La convivenza fa bene

Allora.
Partiamo dal fatto che con-vivere vuol dire vivere con altri. Vivere con altri vuol dire vivere con persone che non conosci, estranee, con abitudini diverse, a volte simili, a volte opposte.
Partiamo dal fatto che neppure con i genitori è facile convivere, e dopo quel secondo anno di passione neppure con l'altra metà. Che dovrebbe essere ovvio, se c'è l'amore, ma non lo è.
Partiamo dal fatto che sì, siamo animali sociali, ma fortemente egoisti e possessivi, e chi non lo è credo abbia grossi problemi di sopravvivenza.

Oggi pomeriggio preparavo una buonissima mousse al cioccolato, nella mia casetta nella neanche troppo periferia londinese. Mi è stato commissionato un dolce per domani, per un pranzo a cui saranno presenti tutti i miei colleghi. Pranzo brasiliano con dolce italiano.

Compro l'occorrente.
Cioccolato, farina, latte di soya.
Mi lego i capelli e tiro su le maniche, metto anche un grembiule, che fa tanto casalinga felice.
Sciolgo, bollo, giro, frullo.
E' pronta, metto la mousse in frigo, senza coperchio per evitare che si formi la condensa.
Ci dovrà rimanere 5 ore.
Nell'attesa faccio alcuni lavori in casa, mi do la crema alle mani, smantello un tentato furto alla mia bici.
Tutte cose di normale amministrazione nella quasi periferia londinese.
Nel frattempo il mio coinquilino, uno strano essere oblungo, simile a uno dei fratelli Casiraghi ma con inclinazioni naziste, profonda avversione verso il mondo, soprattutto delle persone grasse, e con tendenze salutiste che si traducono in una vera e propria esaltazione della cipolla come vegetale e come oggetto ornamentale, rientra a casa.
Mi guarda le tette, mi saluta e si chiude in cucina per prepararsi il pranzo (in Inghilterra si mangia ad ogni ora)(il pranzo del cretino), mentre io mi svacco sul divano con Jane Austen.
Dopo un paio d'ore, durante le quali mi ricordo di quanto sia bello leggere e che da quando debbo farlo per lavoro leggo praticamente solo le offerte di Morrisons', vado a controllare la mia mousse.
Aperto il frigo, mi assale una bora di cipolla che quasi svengo, e appena rinvengo, vedo che il mio coinquilino ha pensato bene di fare un insalata di cipolle, quale novità. Ma la sorpresa è che l'ha messa in frigo, non coprendola ovviamente, di fianco alla mia mousse.

Sto ancora cercando di capire se mousse al cioccolato all'aroma di cipolla può considerarsi nouvelle cuisine.

Detto questo, trovate prove a suffragio del fatto che la mia convivenza a Cowley Road non è più cosa buona e giusta, ho deciso di cambiare casa.
La terza, per svariati motivi, in tre settimane.
Diciamo che non mi annoio, a Londra, ma vorrei tanto farlo.

sabato 26 dicembre 2009

E il terzo giorno resuscitò

Svegliata stamattina in stato di morte apparente, con il cervello annebbiato dai tortellini e due occhiaie che potrebbero regalarmi la permanenza in qualsiasi zoo safari, arrivo alla conclusione che il Natale è proprio una brutta festa.

Prima cosa: Non si mangia perché si ha piacere di farlo, ma perché è obbligatorio.
Dopo aperitivo, primo di tortelli, faraona, arrosto e patate, al mio " Zia, mi sento un pò appesantita" sono partite occhiate di ammonimento da parte di tutti i presenti, coronate da una frase alquanto conosciuta: "ma è Natale!".
E chevvodì?
Come spiegare che a Natale il mio stomaco non è una Spanx e più di una certa quantità non riesce a contenere? Che è, mi devo mettere una piuma in gola?
Strana concezione della libertà individuale.

Seconda cosa: si ricevono, sempre e comunque, regali di merda.
Quest'anno ho ricevuto un set di calzetti antiscivolo rosa e una camicia da notte taglia XL di lino. Chissà, forse ho annunciato una gravidanza imminente in qualche divertente seratina alcolica, e qualcuno mi ha preso sul serio.
Ah, dimenticavo, anche una candelina di Pluto, che fa sempre la sua porca figura.
Mi chiedo perché, ma soprattutto mi preoccupa molto l'essere associata a Pluto, nella mente delle persone.

Terza cosa: Non sono cattolica, non so cosa si festeggia, non mi ricordo se è la nascita, la resurrezione, il matrimonio. Non ci capisco niente, non c'ho mai capito niente, e presumo non lo capirò mai.

Quarta cosa: Mi ricordo con nostalgia quei 25 mattina, le corse dal letto di ferro per vedere cosa aveva portato Babbo Natale, e quel girare tra i pacchi con aria estasiata non sapendo da dove cominciare.
Ora ho imparato ad aprire e richiudere perfettamente i pacchi, e quindi già una settimana prima ho fatto la radiografia di ogni cosa sotto l'albero.
E anche se non ce la faccio, non è più la stessa cosa.
Mi chiedo: se avessi ricevuto quella borsa che tanto mi piace sarebbe diverso?
Credo di no.
Forse lo spirito natalizio oramai rimane prerogativa infantile e noi siamo solo i custodi di questa loro felicità. O forse riuscire a esserne ancora felici è una di quelle cose da imparare, per vivere meglio.
Non so.
Intanto che si divertano, almeno loro, mentre noi si passa alla fase due, quella della disintossicazione.


mercoledì 25 novembre 2009

E c'è chi la chiama normalità

A volte nella vita ci sono periodi che assomigliano a un elettrocardiogramma piatto, con delle punte - sporadiche- di follia.
Cioè, uno con l'elettrocardiogramma piatto, insegna E.R., è deceduto. Ma se qualcuno si è fatto, come me, rovinare le notti dell'adolescenza da X files o dall'italianissimo Voci Notturne (e qui la mia emilianità ha un impennata), sa a cosa mi riferisco.
La mia vita ultimamente è piuttosto piatta. C'è chi dice che sono periodi, chi " è la quiete prima della tempesta", chi semplicemente mi fa pat pat sulla spalla.
Io non lo so.

Pensavo di avere una vita monotona finchè non ho avuto la fantastica opportunità di soggiornare nella periferia di Padova.
Il mio primo approccio è stato con il barista:

- Scusi, sto morendo di pipì, dove trovo il bagno?
- Là.
- Grazie!
- Se non consumi però non te la faccio fare.

Il mio secondo approccio è stato con la signora del B&B:

- Salve, ho prenotato una stanza per due.
- Si, si...entrate..questa è la camera, lì c'è il bagno, là la colazione e adesso mi dovete pagare.

E fin qui tutto ok. D'altronde non sono io che voto Lega.
Dopo due giorni chiusi in un B&B, riesumo per dare un concorso e bum. Scopro che il barista e la signora del B&B si sono moltiplicati, e hanno assunto le sembianze dei miei colleghi di concorso. Scene in cui io chiedo " scusa puoi dirmi a che ora comincia la terza prova?" a cui c'è chi risponde "guarda su internet" e a cui mi vendico con " si si , io il prozac lo darei a un bimbo di sette anni, mettilo nel compito" .
Almeno sono certa di non trovarmela come collega.

Ma la cosa che più mi ha riempito il cuore di densa e lattiginosa nebbia padana è stato vedere questa periferia.
Una chiesa sì, una sì e una sì. Suv parcheggiati con gambe divaricate al vento, probabilmente non italiche. Muratori con sguardi persi nei riflessi delle vetrine delle gioiellerie.
Una strana calma apparente, sotto cui è percepibile uno stridio angosciante .

Dopo due giorni ho avuto un attacco di shopping compulsivo che neanche ai saldi di Harrods. Ho trascinato Lui in ogni angolo del centro di Padova e avrei comprato perfino degli scovolini per placarmi. Entravo nei negozi con la carta di credito in mano e lo sguardo da Metadone, sarei andata pure dalle Paoline pur di tornare a casa con un pacchetto gonfio di qualcosa di nuovo.
Alla fine, con la bava alla bocca, ho rimediato una mezza chilata di un dolce veneto con frutta e pane.
Buono eh, ma peso quanto Giuliano Ferrara.
Ovviamente Lui è tornato a casa con due sacchetti pieni e (secondo me) sculettava pure.

mercoledì 18 novembre 2009

Una leggera tensione

Ovviamente, nei momenti maggiormente irrequieti della tua vita, arriva un ciclone qualsiasi a devastare anche quei pochi alberelli che stanno in piedi per grazia divina.
Dovremmo essere abituati a non abbassare mai la guardia, pronti con un kalashnikov carico a freddare qualsiasi new entry negativa si palesi all'orizzonte, che se ha i capelli lunghi e biondi e un sorriso da platessa è pure mejo.
Per dirla in modo più ottimistico, si potrebbe optare per un sano distacco zen che ci faccia rimanere nelle cose ma contemporaneamente fuori.
Ecco, io ancora non l'ho imparato.
Non so usare le armi e non so distaccarmi, so essere dentro come pochi alle piaghe e mi ci gongolo pure con un sorriso da ebete, finchè non cado dalla sedia e il tonfo mi sveglia.
Ahi, che male.
Conto comunque di sopravviverne.
Ma che palle, si può dire?

lunedì 9 novembre 2009

Londra, sì. La capitale dell'Inghilterra

Qualche giorno fa ho avuto una conversazione surreale con una conoscente, dopo averle annunciato che mi trasferivo a Londra per lavoro.

- vado a Londra.

- Londra?

- Sì, Londra.

- Londra....

- Si, si. Londra.

- Ma....Londra, Londra?

- Sì, Londra. La capitale dell'Inghilterra.

- Ahh...


Da quel giorno mi sono chiesta che cosa avesse creato così tanta confusione nella sua testa mononeuronica per arrivare a chiedermi 5 volte se davvero si trattasse di Londra (si, Londra!)


1) ovviamente non pensava alla capitale dell'Inghilterra. Dopo Barcellona Pozzo di Gotto, ha pensato a Londra Calabra (d'altronde in provincia di Modena, c'è la California, quindi tutto è possibile).

2) ha pensato a uno scherzo da parte mia, che sono una riconosciuta burlona. Che ridere!

3) ha avuto una lesione al lobo temporale con conseguente fissazione mentale, e ora sta vagando per Bologna dicendo Londra a chiunque incontri. Se la incontrate siete pregati di chiamare il 118 o direttamente Villa Baruzziana.

4) Non conosceva Londra per nome. Per lei è semmpre stata la capitale dell'Inghilterra. Ora che lo sa è corsa a correggere le sue centocinquanta Smemorande su cui aveva scritto con l'evidenziatore fucsia " domani vado in viaggio studio nella capitale dell'Inghilterra".

5) è siciliana e non lo sapevo. Da lei si dice Lonttrra.

domenica 18 ottobre 2009

Dieci minuti di celebrità e una vita di tristezza

Non c'è cosa più emotivamente destabilizzante, sconvolgente e destrutturante del vedere la tua ex datrice di lavoro che si fa fotografare in posizioni lascive, per di più in un granaio, vestita di stracci e con sguardo ammiccante.
Colei che ti ha concesso il lavoro si concederebbe ben volentieri a qualunque raccoglitore di barbabietole della zona: qualcosa che può uccidere, se si è deboli di cuore.
Questa cosa del minuto di successo di Andy Warhol andrebbe spiegata alla maggior parte delle persone che hanno un social network o luoghi in cui è possibile esibire il proprio corpo a scopo celebrativo.
Si, arriva il minuto di successo. Ma per gli altri, dall'altra parte del monitor, arriva un'ondata di glaciale tristezza accompagnata dalla considerazione che ti pensavano più felice, più realizzata, ma soprattutto, più carina senza vestiti.
Amen.

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