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venerdì 14 maggio 2010

Effetti collaterali del passaggio di Vasco

Sarà stato il cibo turco, che mi ha fatto sognare tutta la notte di partorire e che stamattina mi ha lasciato, a parte una sete apocalittica, l'aria di chi è stata pestata pesantemente, da non so chi perchè vivo praticamente sola (che sia stato il pollo dei vicini?).
Sarà che stamattina era caldo, alle 12 era freddo e ora sembra che Londra sia la capitale della Giamaica, con annessi attacchi di metereopatia e madonne come niente.
Sarà che è un mondo difficile e vita intensa, felicità a momenti e futuro incerto, che mai come ora è stato così incerto dato che tra due mesi torno in Italia e sono ufficialmente disoccupata.
Saranno tutte queste cose, ma quando stamattina al bar un ragazzo mi ha chiesto da dove venivo e dopo la mia risposta ha aggiunto " ah, si, Bologna, vicino a Zocca, vero?", mi si è riempito il cuore di gioia.

mercoledì 21 aprile 2010

Abburrazzimammasutulu


Esce in veranda sempre dopo cena, più o meno alle sei e un quarto.
Ha le maniche corte anche d'inverno, le braccia grosse di chi ha lavorato sodo, mica ticchettato sulla tastiera come la maggior parte di noi. La faccia rossa e rugosa, costante inglese, e una capigliatura scura interrotta da chiazze grigie che rivela una probabile origine latina. Porta ciabatte e calzetti, e a volte infradito gialle, che strizzano i suoi piedi grassi in qualcosa di simile a uno sformato di prosciutto cotto.
Si siede in veranda, si tocca, alza la gamba come fanno i cani prima di fare la pipì ma, invece di produrre una pioggia dorata, fa scendere il pantalone di flanella.
Poi, sgranchitosi la voce, pronuncia la seguente frase: Abburrazzimammasutulu.
No, non è un personaggio della mia fantasia, ne un pazzo fuggito da qualche manicomio. Neppure una candid camera, una voce registrata, la cassetta del The Best of Nino D'Angelo.
E' figlio di napoletani immigrati a Londra cinquant'anni fa.

martedì 6 aprile 2010

Ognuno ha i suoi problemi

Dire che il lavoro mi rende molto occupata in questo periodo sarebbe come dire che a Londra è arrivata la Primavera.
I daffodil colorano di giallo i grandi prati verdi ma questo non indica un cambiamento di stagione, così come il fatto che sieda spesso davanti ad un computer o giri in camice con aria corrucciata non implica che stia facendo il mio lavoro.
Peccato, perchè i presupposti c'erano.
E' che le persone come me a volte corrono troppo su un binario che considerano scontato, per poi fermarsi alla fine del viaggio e non ricordarsi più che tragitto volevano percorrere.

E dunque, dove eravamo rimasti?

Il collega che siede davanti a me nel nostro open space è molto più giovane di me, anche se non lo sa. L'altra cosa che non sa è che è morto da tempo, ma per uno strano procedimento bio-chimico il suo corpo continua a timbrare il cartellino ogni mattina, tra l'altro con largo anticipo.
Arriva alle 8.45 con un caffè di Starbucks stretto tra le mani e (secondo me) odora di infante, latte e moccolo tipico dei bambini. Dice Buongiorno, come se non mi avesse mai visto prima. Che son 4 mesi che mi vede, e non ha scuse. Alle 9 siede alla sua postazione per poi alzarcisi alle 13 per un hamburger alla canteen (dicendo a noi colleghe sempre la stessa frase " do you want any food"), hamburgher che mangia sulla tastiera, con tutti gli effetti collaterali del caso (briciole, senape, ketchup, odore che si diffonde) per poi tirare avanti fino alle sei, quando si stira all'indietro rischiando di cadere e se ne va lanciandoci un timido sorriso.
Io, in 4 mesi qui, non so niente di lui. Per una come me, discendente diretta del divano, bisognosa di gossip, rivelazioni, dettagli peccanti è come vivere in una cella d'isolamento, una Guantanamo Albionica, e sono a forte rischio depressione e perchè no suicidio e perchè no anche cellulite.
Così è partita la fantasia, come quelle vecchie pettegole meridionali (da cui direttamente discendo, in realtà) che, non sapendo di cosa sparlare, inventavano improbabili quanto affascinanti storie.

Ieri il mio collega è uscito dal lavoro tardissimo. Era buio e una pioggerellina sottile gli bagnava il volto, la famosa english mist. Al parcheggio delle bici vede una ragazza afro-caraibica affannarsi intorno alla bicicletta, probabilmente la sua. Lei sente di essere osservata e si volta. " Mi si è rotto il lucchetto" gli dice scandendo lentamente le parole con una bocca gonfia di sesso. Lui deglutisce, alza le maniche della camicia e si china verso di lei con un sorriso, pronto per armeggiare intorno al lucchetto incastrato e dare un occhiata alla scollatura profonda come le Grotte di Frasassi .
Dieci minuti dopo sono al pub di fronte, primo cuba libre. Lei ha labbra ancora più grosse e ora, nota lui, anche rosse, forse per il freddo o forse perchè gioca strusciandoci sopra il ghiaccio.
Vieni a casa mia, dice lei dopo il settimo bicchiere, abito qui vicino.

La mattina dopo, questa mattina, il mio collega si sveglia in un letto che non è il suo, in una casa che non conosce. Si guarda intorno sperduto mentre cerca di infilarsi i pantaloni, ma i cuba libre gli hanno lasciato in eredità uno stordimento che richiede varie ore per dissolversi. Girando per casa trova un passaporto. Alvaro Martin Sanchez, il nome dell'uomo ritratto nella fototessera usurata. Due labbra a canotto, un dente d'oro. San Paolo, la città d'origine. Cerca di sedersi sul letto ma svariate fitte lo colpiscono, mentre nota una manetta ancora stretta attorno al suo polso destro.
Sono le nove meno dieci.

Oggi non sarà una buonagiornata per lui.

domenica 21 marzo 2010

Una moderna Mary Poppins

Nel quartiere dove abito a Londra piccoli bar e ristoranti si alternano a delicatessen, negozi per bambini e di abiti premaman dove dai volentieri una sbirciatina anche se la tua voglia di maternità è ai minimi storici.
Nel quartiere dove abitavo a Bologna pachistani che vendono Tavernello si alternano a bar cinesi noti per i celebri "cicchetti", blockbuster e negozi 0,99 cent.
A Londra vengo svegliata dagli uccellini, dalle volpi che grattano con le zampe alle finestre e vabbè anche dai topi che comunque, anche se orribili, sono sempre animali.
A Bologna mi svegliavano gli orgasmi dei miei vicini, il postino che alle 8 di mattina si attacca al campanello e le vibrazioni dello stereo degli studenti fuori sede che, tornati alle sette dopo serate ad alta gradazione alcolica, fanno colazione a caffè e Aphex Twin.
Dicono che capire i pregi e i difetti delle situazioni aiuti a dominare meglio il marasma complesso dei conflitti quotidiani, ma io personalmente non sono d'accordo, not at all.
Per chiarire i miei dubbi regredisco alla ragazza di provincia che interiormente sono, e mi affido agli oroscopi, alla lettura dei fondi del caffè, ai sogni e al vento.
Insomma, sono un pò una moderna Mary Poppins.







giovedì 11 marzo 2010

Idee alquanto personali su chi salverà il mondo (un indizio: non sono le donne)


Ieri sera sono andata al cinema in centro, proprio dietro Piccadilly.
Il film in questione era " A single man " ultima opera prima, cioè ultima fatica ma sempre prima opera (mi diverte questo gioco di parole, che volete, sono una donna) di Tom Ford con un eccezionale, sexy, bono con due b Colin Firth.
Ci siamo seduti in questo cinema abbastanza piccolo con comodissime poltrone di velluto rosso, e dopo poco la mia schiena era tornata la lordotica di un tempo. Dopo dieci minuti mi sembrava di essere al Capitol di via Milazzo e, se non fosse stato per il chilo di salted pop corn che mi sedeva sulle gambe e per una pertica irlandese con la cresta arancio davanti a me, avrei pensato a un rum alla Linea, prima di andare a casa.
Comunque.
Alla fine del film sono giunta all'illuminante conclusione che non è la donna l'essere perfetto, ma l'omosessuale, sia esso di naturale maschile che femminile.
La donna e l'uomo si somigliano per meschinità, cattiveria e debolezza morale ma gli omosessuali, gli omosessuali sono quanto di più vicino alla perfezione.
La perfetta sintesi tra l' animale uomo e l'animale donna, esseri di rara sensibilità che non appartengono a questo mondo.
L'ho pensato ieri, l'ho pensato oggi e con molta probabilità lo penserò anche domani.
Non aggiungo altro perché il film merita di essere visto interamente a digiuno da previe informazioni e possibilmente in un giorno in cui avete ricaricato la prepagabile.


sabato 27 febbraio 2010

RIP

-Ehi? ma sei italiana? Io ADORO l'Italia!! Mi piace tantissimo la pizza e Pavarotti è il mio cantante preferito..
-E' morto...
-Eh...?
-E' morto. Pavarotti è morto. Te l'hanno detto?
-Si, volevo dire che era il mio cantante preferito. Ciao sono inglese, vengo da Londra e lavoro duro ora. Com'è la mia pronuncia??
-Buona, Buona.
-Com'è il tempo in Italia ora, andate al mare?
-Ma no, è come qui credo..
-...pensavo fosse più caldo, non siete sopra la Turchia?


Sarà anche la pronipote di Bob Marley, ma è proprio scema.

mercoledì 24 febbraio 2010

Le parole sono importanti

La mia coinquilina, ogni mattina dopo colazione, entra in bagno, fa un passetto indietro e urla : Hey, do you have to go to the loo before leaving?
Questa, che potrebbe sembrare l'educata affermazione di una coinquilina premurosa che non vuole farmi morire per esplosione uretrale (ho sempre temuto esistesse) mentre lei si fa un bagno di un' ora, in realtà mi causa seri problemi di digestione.
In inglese loo vuol dire letteralmente latrina. Non bagno, servizio, toilette o ritiro. Vuol dire latrina, o cesso, a seconda del sentimento. E' come se l'architetto dicesse, ogni mattina dopo colazione, Oh vuoi andare al cesso prima di uscire? ( l'accostamento architetto-coinquilina è stato fatto solo in virtù del fattore convivenza, nessuna relazione omosessuale tra me e la brasiliana, almeno per ora).
Credo che usare la parola cesso sia il primo passo verso un decadimento totale dello spirito di una persona. Credo che le persone che usano brutte parole siano brutte persone o probabilmente persone abituate a considerarsi più insignificanti di un biglietto della metropolitana caduto a Leicester Square.
Inoltre credo che l'uso della parola latrina ogni mattina sia causa del maltempo in Inghilterra, dei miei capelli secchi, della fame nel mondo e della non-morte di Andreotti più svariate conseguenze che devo ancora identificare.
Credo, come diceva Nanni Moretti in qualche film di cui non ricordo il nome, che le parole siano importanti.

giovedì 18 febbraio 2010

Follow the rules























Non c'è due senza tre, e la terza casa si prospetta quella giusta.
Il quartiere è molto bello, verde, tranquillo. Le case sono vittoriane e georgiane, e sembra di essere in un fotogramma di Camera con vista.
Insomma, quello che ci voleva, quantomeno a me.
La mia coinquilina è brasiliana. Ha tra i 25 e i 40 anni, è piccolina e scurissima, con due tette enormi che farebbero la felicità di qualche mio amico bolognese.
Klara è una brasiliana deliziosamente inglese, nel senso che in 5 anni di vita qui ha acquisito quasi tutte le abitudini albioniche più comuni ( la cup of tea, cena alle 6, deodorante per il bagno) e si anche è strutturata internamente come una vera british.
Che vuol dire?
Gli inglesi sono dei pilastri conficcati nel cemento. Non hanno reazioni emotive, non condividono le gioie e i dolori, non hanno un giorno no. Sono precisi, efficienti, delle macchine da guerra. Tedeschi più dei tedeschi, svizzeri più degli svizzeri. Hanno il vizio di bere, probabilmente l'unica cosa che gli permette di esteriorizzare la loro energia umana, e perciò quando ingurgitano un qualsiasi quantitativo di alcol, aprono le danze e si salvi che può. E in questo sono eccessivi, come tutti quelli che si proibiscono qualcosa che è naturale, come emozionarsi.
Il rigore brasilo-albionico di Klara si manifesta soprattutto in una cosa: la gestione degli orari mattutini.
Dal primo giorno che mi ha visto ciondolare per casa come uno zombie, alle sette della mattina, indecisa se prima fare una doccia o affondare in una ciotola di cereali, Klara ha capito che non saremmo andate d'accordo.
E così è nato il calendario.
Il calendario è un elenco delle giornate, dal lunedì al venerdì, con annessi orari in cui ci dobbiamo alzare, dobbiamo fare la doccia e la colazione.
Un esempio? io il martedì mi devo alzare alle 7.10. Doccia ore 7.15. Colazione ore 7.30.
Tutto questo per non fare aspettare l'altro e per non rischiare, ovviamente, di fare tardi (mon dieu).
All'inizio ammetto di averla trovata un'idea normale, non mi infastidiva (venivo da due settimane di cipolle a colazione, capitemi). Evidentemente mi ero scordata che sono un indecisa cronica, una pigra compulsiva, una fancazzista ma soprattutto non riesco a seguire le regole, congenitamente, da sempre.
Ciò mi porta a scegliere all'ultimo qualsiasi cosa, figuratevi se fare prima o dopo la colazione o la doccia.
Così ogni notte, prima di andare a letto, devo segnare su un post it a che ora devo alzarmi, lavami e mangiare, perchè ovviamente con tutte le cose che devo ricordarmi, figuriamoci se all'inizio della lista ci sono gli orari da rispettare.
Neanche mia madre, quando mi controllava per sentire se puzzavo di fumo, a tredici anni, era così diabolicamente metodica.



martedì 2 febbraio 2010

Io e Savanna

Arriva un momento nella vita in cui si fanno cose mai fatte prima.
Non si sa perché, se scatta qualcosa nel cervello o arriva un particolare ormone addetto a completare quanto non portato a termine. Un ormone preciso, un ormone vergine, riprende le idee là dove le abbiamo lasciate sedimentare e le fa germogliare, o morire.
Dopo averle covate, incubate, coccolate per giorni, mesi, anni, alcune idee esplodono e si materializzano nella nostra realtà. A volte sono così importanti che la loro attuazione ci da una grande soddisfazione. Altre sono state così represse da esplodere letteralmente come un gayser, e quando lo realizzi hai ammazzato il vicino di casa (o il compagno di casa) (o il marito) (l'elenco potrebbe continuare)(non lo continuo però).
Ecco, io sono una di quelle persone che o fa le cose senza pensarci (creando grossi problemi a se stessa e alla realtà di persone che le ruota attorno) o ci pensa talmente tanto che non le fa.
Per anni, secoli.
Ecco, sabato ho fatto una cosa che da otto anni mi ripromettevo di fare, senza ovviamente farla.
Ho comprato una bici.
(bisogna partire dalle piccole cose, no??)


( la nostra piccola legata in balcone, fianco sinistro)


Penso di essere lo zimbello delle mie amiche a Bologna per quante volte ho detto " adesso mi compro una bicicletta" e poi arrivavo con il 20.
Scusate, son fatta così.
Ma come potete notare sono entrata in un processo di evoluzione - molto lenta e graduale.
Al momento io e Savannah (in Italia c'è la Graziella, a Londra c'è la Savannah) godiamo di ottima salute. L'umidità e la copiosa pioggia non ci hanno impedito di percorrere svariate miglia insudiciandoci, bagnandoci, imbruttendoci come mai nella vita avrei pensato.
Per ora nessun incidente, a parte un piccolo inconveniente avvenuto su una salita, quando ingranando la marcia sbagliata ho pedalato a vuoto per mezzora assomigliando a un criceto sulla ruota.
Dettaglio, però, del tutto trascurabile, data la portata globale dell'impresa.

sabato 30 gennaio 2010

La convivenza fa bene

Allora.
Partiamo dal fatto che con-vivere vuol dire vivere con altri. Vivere con altri vuol dire vivere con persone che non conosci, estranee, con abitudini diverse, a volte simili, a volte opposte.
Partiamo dal fatto che neppure con i genitori è facile convivere, e dopo quel secondo anno di passione neppure con l'altra metà. Che dovrebbe essere ovvio, se c'è l'amore, ma non lo è.
Partiamo dal fatto che sì, siamo animali sociali, ma fortemente egoisti e possessivi, e chi non lo è credo abbia grossi problemi di sopravvivenza.

Oggi pomeriggio preparavo una buonissima mousse al cioccolato, nella mia casetta nella neanche troppo periferia londinese. Mi è stato commissionato un dolce per domani, per un pranzo a cui saranno presenti tutti i miei colleghi. Pranzo brasiliano con dolce italiano.

Compro l'occorrente.
Cioccolato, farina, latte di soya.
Mi lego i capelli e tiro su le maniche, metto anche un grembiule, che fa tanto casalinga felice.
Sciolgo, bollo, giro, frullo.
E' pronta, metto la mousse in frigo, senza coperchio per evitare che si formi la condensa.
Ci dovrà rimanere 5 ore.
Nell'attesa faccio alcuni lavori in casa, mi do la crema alle mani, smantello un tentato furto alla mia bici.
Tutte cose di normale amministrazione nella quasi periferia londinese.
Nel frattempo il mio coinquilino, uno strano essere oblungo, simile a uno dei fratelli Casiraghi ma con inclinazioni naziste, profonda avversione verso il mondo, soprattutto delle persone grasse, e con tendenze salutiste che si traducono in una vera e propria esaltazione della cipolla come vegetale e come oggetto ornamentale, rientra a casa.
Mi guarda le tette, mi saluta e si chiude in cucina per prepararsi il pranzo (in Inghilterra si mangia ad ogni ora)(il pranzo del cretino), mentre io mi svacco sul divano con Jane Austen.
Dopo un paio d'ore, durante le quali mi ricordo di quanto sia bello leggere e che da quando debbo farlo per lavoro leggo praticamente solo le offerte di Morrisons', vado a controllare la mia mousse.
Aperto il frigo, mi assale una bora di cipolla che quasi svengo, e appena rinvengo, vedo che il mio coinquilino ha pensato bene di fare un insalata di cipolle, quale novità. Ma la sorpresa è che l'ha messa in frigo, non coprendola ovviamente, di fianco alla mia mousse.

Sto ancora cercando di capire se mousse al cioccolato all'aroma di cipolla può considerarsi nouvelle cuisine.

Detto questo, trovate prove a suffragio del fatto che la mia convivenza a Cowley Road non è più cosa buona e giusta, ho deciso di cambiare casa.
La terza, per svariati motivi, in tre settimane.
Diciamo che non mi annoio, a Londra, ma vorrei tanto farlo.

mercoledì 13 gennaio 2010

Mamma, sono un fenomeno

Di mattina, quando mi preparo ad uscire vestita come lo yeti, con addosso 4 strati di lana, inchiavabile come solo io posso diventare, e simpatica quanto, come dicono gli inglesi, a pain in the ass, normalmente incontro un mio vicino di casa, ribattezzato amorevolmente in codesto modo: Mamma, sono un fenomeno.
Mamma sono un fenomeno è un nerd della vecchia scuola. Per dare un' idea, di quelli che vanno in giro con gli scarponcini anti neve anche quando non devono, per ragioni climatiche, farlo. Di quelli che c'è una bella ragazza al tavolo e loro si intrippano con l'amico racchia a parlare di come costruire un circuito elettrico. Di quelli che il sesso non sanno neppure dove sta di casa, e neanche si smanettano (preferisco uno smanettone a un alibidico).
Mamma sono un fenomeno è così.
Di mattina, quindi, quando mi preparo ad affrontare 40 minuti di camminata per andare in ufficio, sia con la neve, la pioggia, le tormente, gli scoiattoli assassini che si lanciano dagli alberi giusto per procurarti una sincope, mamma sono un fenomeno esce di casa, in bicicletta, vestito con i pantaloni corti, un pile della quechua, l'elmetto per la bici e gli immancabili stivaletti da montagna.

(La foto non rende perfettamente l'idea, immaginatelo con i pantaloni corti)


Dopo un secondo all'aria aperta, un pò come i reperti archeologici che deteriorano al contatto con l'ossigeno (mi chiedo se viva nella nostra stessa dimensione, mah), la sua pelle comincia a degradare verso un colore rosso gambero e, tempo dieci passi (quelli richiesti per arrivare alla strada) sembra un peperoncino calabro.
Ieri, disgustata dai quotidiani incontri mattutini, gli ho chiesto: " Oh, ma perché non ti metti i pantaloni lunghi?" (Oh, why don't you put long trousers on, you lousy bastard?)
E lui, serafico, felice oserei dire, orgoglioso, mi ha risposto:
Mangio tanta carne rossa, sono forte.
Ecco, giusto per dirvi quanto sono deficienti gli inglesi.
Nel senso di deficere, eh.

lunedì 28 dicembre 2009

Lui chi è




















Quando è arrivata l'email, la mia prima reazione è stata:

Oh, merda.

Mia madre, alle mie spalle come un gufo, appena sentita l'esclamazione, ha aggiunto:

Che figo.

L'architetto, esteta amante della bella vita, delle belle cose e ovviamente delle belle donne, ha esclamato:

Che gnocca.

Martina, vicina di casa adolescente e molto attenta alla moda, ha precisato:

Quel piumino di Burberry costa più della tua macchina.

Io, vicina a una sincope, ho concluso con un addoloratissimo :

Ma è un trans.


Ieri in casa Abaluus si è sfiorata la crisi collettiva, quando è giunta l'email con la foto della mia nuova/nuovo landlord (affittuario di camere).
Per la cronaca, non abbiamo capito il sesso della/del signora/e di colore che si è fatto immortalare tempestato di catenine d'oro, con un piumino Burberry e la faccia alterata, di fianco a una brasiliana di un metro e ottanta, sudata e succinta in un vestito di tulle nero.
Indecisa su che foto inviare come risposta, la mia amica Ely mi ha suggerito quella del carnevale del 2006, quando ti sei vestita da gorilla, che secondo me gli piace.



giovedì 10 dicembre 2009

Giusto per aggiornare

Due denti del giudizio in crescita, un' ulcera in bocca ( ma non venivano solo nello stomaco? mah) e, ovviamente, non ho ancora trovato una casa.
Mi sa che passerò il mio primo mese a Londra su uno di quei barconi lungo il Tamigi, abbracciata a un topo che non sarà carino come Ratatouille (per la serie, ora anche la Pixar ci devia dalla realtà delle cose, che i topi di fogna son topi. Punto. Mica sono carini), parlando con vecchi ubriaconi dei bei tempi, quando avevo una casa nel centro di Bologna, il riscaldamento e soprattutto, la cosa più importante, una connessione internet.


sabato 14 novembre 2009

Cercare casa

Nel marasma generale che è la fine di quest'anno, dove nella mia vita si intrecciano obblighi lavorativi e voli pindarici, moti di indipendenza e voglia di legami, sto facendo qualcosa che non ho assolutamente mai fatto prima: cercare casa.
Ovviamente anche i sassi sanno che non la cerco in Italia, ma in una delle metropoli più belle e difficili del mondo.


L-O-N-D-R-A.
Sono partita con grande entusiasmo e ho cominciato a mettere svariati annunci su internet e, a oggi, questi sono i risultati:
- le case che mi piacciono stanno nel quadrilatero bohp-chic di Londra, ergo dovrei vendere tutti i miei organi interni o optare per il mestiere più vecchio del mondo per permettermi di vivere anche un solo giorno in una di quelle splendide case vittoriane :(
- le case che mi piacciono appartengono per la maggioranza a gay, che vogliono che tu sia gay friendly se non addirittura gay (lo chiedono nelle references). Io non sono una molestatrice di omosessuali, ma che mi chiedano con chi mi piace andare a letto, per affittare una casa, anche no.
- ogni volta che trovo una casa le mie amiche/colleghe/zie/nonne/passanti dicono "Ma dici zona x4%$&%&$???ma sei matta?? Nel 1996 li mi hanno quasi rapinato!!!!", facendomi depennare in queste ultime settimane almeno sei zone papabili, in cui ovviamente i prezzi delle case sarebbero, non dico abbordabili, ma almeno civili. Se andiamo avanti così faccio come Tom Hanks, rimango a vivere in aereoporto. Tanto Gatwick è grande.
- ho finalmente realizzato che sono una miracolata, una baciata dalla fortuna, una figlia della tranquillità. Non ho mai impiegato più di quindici minuti per andare al lavoro. Facendo due brevi conti a Londra mi ci vorrà un'ora per arrivare alla mia scrivania per le 9 e, mi immagino, sarò in condizioni disastrose. Mi scompenso a prendere il venti, vogliamo parlare della metro della City all'ora di punta??
Quindi la ricerca prosegue.
Ma consentitemi di dire una cosa.
O-m-i-o-d-i-o.


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