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mercoledì 30 marzo 2011
Riflessioni
Io, in quei venti secondi di pubblicità prima di vedere un video su youtube, penso spesso alla morte.
martedì 8 febbraio 2011
Storie di ordinaria precarietà
Ieri sera io e la collega M. abbiamo deciso, dopo una giornata di duro lavoro, di andare al cinema. In cineteca alle 22.15 era in programma "Another year", nuovo capolavoro di Mike Leigh. Ci siamo date appuntamento alle nove in piazza Maggiore, un grande classico.
All'incontro, la mia collega arriva un pò trafelata "Non ci hanno ancora pagato lo stipendio", dice, "ho cinque euro, mi offri qualcosa tu?".
Io, che vengo da due settimane in cui mi sono successe le seguenti disavventure finanziarie:
- mi hanno clonato il bancomat;
- mi hanno prelevato 1500 euro a Tijuana;
- avevo 300 euro nel conto corrente;
- sono andata in rosso di 1200 euro,
- ancora non ho avuto indietro i miei soldi
ho controllato rapidamente nel portafoglio identificando 10 euro e 12 centesimi.
"Bene", ho detto a M., "abbiamo 15 euro e 12 centesimi, dobbiamo andare al cinema e mangiare/bere qualcosa, ingeniamoci".
Giunte al Pratello, dopo pochi secondi di consultazione l'alternativa è stata ovviamente prendere una birra nel negozietto pachistano e, complice il clima vagamente primaverile, accoccolarci su una panchina in piazza San Francesco. Non lo facevamo rispettivamente da sei anni (io) e 4 anni (lei). Ovviamente il progetto di cibarsi è stato immediatamente cassato.
Arrivate alla panchina con la nostra Menabrea, dopo dieci minuti di conversazione su temi squisitamente futili, io e M, ci siamo guardate negli occhi e abbiamo realizzato la desolazione di quel momento:
"Ehi. Abbiamo 27 anni. Laureate con il massimo dei voti. Pubblicazione della tesi. Dottorande, specializzande e cazzi vari. Da piccole abbiamo avuto in regalo il Pisolone e Barbie snodata. Vacanze studio in Inghilterra. La maestra di italiano ci diede ottimo al tema di terza media. Abbiamo un età in cui bisogna costruire, e noi non solo non lo facciamo, ma galleggiamo in una precarietà impercettibile, che ti mozza il respiro in gola e ti oscura il futuro. Ci barcameniamo con quei 4 soldi che ci riempiono, mensilmente e con grandi ritardi, il conto corrente, e a cui dovremmmo anche dire "grazie", frugandoci le tasche la terza settimana del mese illudendosi di comprare le sigarette.
Ci rimangono solo i vizi, perchè ci hanno bruciato le virtù.
Questo, in un mondo democratico e soprattutto civile, non capiterebbe.
All'incontro, la mia collega arriva un pò trafelata "Non ci hanno ancora pagato lo stipendio", dice, "ho cinque euro, mi offri qualcosa tu?".
Io, che vengo da due settimane in cui mi sono successe le seguenti disavventure finanziarie:
- mi hanno clonato il bancomat;
- mi hanno prelevato 1500 euro a Tijuana;
- avevo 300 euro nel conto corrente;
- sono andata in rosso di 1200 euro,
- ancora non ho avuto indietro i miei soldi
ho controllato rapidamente nel portafoglio identificando 10 euro e 12 centesimi.
"Bene", ho detto a M., "abbiamo 15 euro e 12 centesimi, dobbiamo andare al cinema e mangiare/bere qualcosa, ingeniamoci".
Giunte al Pratello, dopo pochi secondi di consultazione l'alternativa è stata ovviamente prendere una birra nel negozietto pachistano e, complice il clima vagamente primaverile, accoccolarci su una panchina in piazza San Francesco. Non lo facevamo rispettivamente da sei anni (io) e 4 anni (lei). Ovviamente il progetto di cibarsi è stato immediatamente cassato.
Arrivate alla panchina con la nostra Menabrea, dopo dieci minuti di conversazione su temi squisitamente futili, io e M, ci siamo guardate negli occhi e abbiamo realizzato la desolazione di quel momento:
"Ehi. Abbiamo 27 anni. Laureate con il massimo dei voti. Pubblicazione della tesi. Dottorande, specializzande e cazzi vari. Da piccole abbiamo avuto in regalo il Pisolone e Barbie snodata. Vacanze studio in Inghilterra. La maestra di italiano ci diede ottimo al tema di terza media. Abbiamo un età in cui bisogna costruire, e noi non solo non lo facciamo, ma galleggiamo in una precarietà impercettibile, che ti mozza il respiro in gola e ti oscura il futuro. Ci barcameniamo con quei 4 soldi che ci riempiono, mensilmente e con grandi ritardi, il conto corrente, e a cui dovremmmo anche dire "grazie", frugandoci le tasche la terza settimana del mese illudendosi di comprare le sigarette.
Ci rimangono solo i vizi, perchè ci hanno bruciato le virtù.
Questo, in un mondo democratico e soprattutto civile, non capiterebbe.
mercoledì 5 gennaio 2011
Imprenditorialità femminile
Oggi ero sul lettino della mia ginecologa e, mentre lei era intenta a perlustrare il mio utero, abbiamo partorito, questa volta metaforicamente, un progetto lavorativo insieme.
Non mi era mai capitato di parlare di lavoro mentre qualcuno socializzava con le mie pubenda, anche se in certi casi sarebbe stata un'alternativa più divertente.
Non mi era mai capitato di parlare di lavoro mentre qualcuno socializzava con le mie pubenda, anche se in certi casi sarebbe stata un'alternativa più divertente.
mercoledì 30 giugno 2010
Termoregolazione dell'anima
Da due settimane vegeto in giro per Bologna.
Il massimo movimento che il mio fisico concede è il salto dal letto al divano, divano-frigo, frigo-doccia, per una strana incapacità ad acclimatarmi in questa Cambogia che è Bologna.
Che poi il clima è sempre una scusa dietro cui nascondere la nostra insoddisfazione, il patimento del nostro animo alle prese con i cambiamenti della vita che, confrontandosi con le aspettative di un' estate di grandi e grassi divertimenti, non può fare a meno di deprimersi irrimediabilmente.
E quindi vai dal giornalaio e via di ha visto che tempo che fa, quest'anno sarà instabile.
Alla Conad caldo eh oggi.
Con i vicini di casa C'è un caldo che sega le gambe, non sarebbe il caso di ripensare a quell'aria condizionata condominiale?
Parliamoci chiaro: è mai stato non caldo in estate? è mai esistito un tempo stabile? Non è, quest'ultimo, un ossimoro?
Sin dall'epoca di Noè mi pare ci fossero grossi problemi di regolazione metereologica, perciò non ne farei un dramma.
Per il resto c'è solo da sperare che il tempo sia come un'iniezione.
Passi in fretta, sia indolore e non lasci troppe tracce sulla pelle.
Il massimo movimento che il mio fisico concede è il salto dal letto al divano, divano-frigo, frigo-doccia, per una strana incapacità ad acclimatarmi in questa Cambogia che è Bologna.
Che poi il clima è sempre una scusa dietro cui nascondere la nostra insoddisfazione, il patimento del nostro animo alle prese con i cambiamenti della vita che, confrontandosi con le aspettative di un' estate di grandi e grassi divertimenti, non può fare a meno di deprimersi irrimediabilmente.
E quindi vai dal giornalaio e via di ha visto che tempo che fa, quest'anno sarà instabile.
Alla Conad caldo eh oggi.
Con i vicini di casa C'è un caldo che sega le gambe, non sarebbe il caso di ripensare a quell'aria condizionata condominiale?
Parliamoci chiaro: è mai stato non caldo in estate? è mai esistito un tempo stabile? Non è, quest'ultimo, un ossimoro?
Sin dall'epoca di Noè mi pare ci fossero grossi problemi di regolazione metereologica, perciò non ne farei un dramma.
Per il resto c'è solo da sperare che il tempo sia come un'iniezione.
Passi in fretta, sia indolore e non lasci troppe tracce sulla pelle.
venerdì 18 giugno 2010
Ho usato la nostra canzone per un'altra relazione
Avevo scritto un post su un foglio di carta.
L'ho dimenticato a Londra.
Sono andata ad un party nella campagna inglese per il compleanno della Regina.
Non ho portato la macchina fotografica.
Avevo una vita a Bologna.
Ma ora mi sento una fuorisede che arriva in città, con un alfabeto nuovo da imparare.
Ieri sera un cameriere mi ha porto un bicchiere di Rum. Pensavo "ecco, l'ospitalità italiana".
Poi me lo ha fatto pagare.
Insomma, è difficile. E' difficile.
Un'altra cosa.
Ma è normale che i miei tagli di capelli seguano la serie tv del momento?
Da ieri sono in modalità Laura Flynn Boyle, aka Donna Hayward di Twin Peaks.

L'ho dimenticato a Londra.
Sono andata ad un party nella campagna inglese per il compleanno della Regina.
Non ho portato la macchina fotografica.
Avevo una vita a Bologna.
Ma ora mi sento una fuorisede che arriva in città, con un alfabeto nuovo da imparare.
Ieri sera un cameriere mi ha porto un bicchiere di Rum. Pensavo "ecco, l'ospitalità italiana".
Poi me lo ha fatto pagare.
Insomma, è difficile. E' difficile.
Un'altra cosa.
Ma è normale che i miei tagli di capelli seguano la serie tv del momento?
Da ieri sono in modalità Laura Flynn Boyle, aka Donna Hayward di Twin Peaks.

giovedì 25 marzo 2010
Considerazioni
Mentre la maggior parte delle persone discende dall'Uomo Sapiens ( che wikipedia definisce prognatico e a pelo corto, che orrore!) e alcune minoranze dall'Uomo di Neandertal, tra cui la mia coinquilina, alcuni parlamentari e un paio di altre personcelle di cui non farò nome perchè esiste il reato di diffamazione, è stato evidenziato, dopo attente analisi biologico-antropologiche, che io discendo direttamente dal divano.
ps Ovviamente un Roche Bobois.
martedì 23 febbraio 2010
Peccare di libertà
Vivo la mia vita con un cinismo disarmante.
Non rido se non mi viene da ridere, ne piango se non mi viene da piangere. Ho mille pregiudizi, odio gli italiani che non sanno parlare italiano, ne gli inglesi che non sanno parlare inglese. Mi fanno senso gli accenti, specie alcuni, e non lo ribadisco ulteriormente per non passare per molestatrice di isolani italici. Credo che la gente sciatta si meriti il peggio dalla vita. Odio la volgarità, gli uomini che sono tuoi amici finché capiscono che non gliela dai (non te l'ho mai data, non te la darò ora!) e le amiche che non credono che l'amicizia sia un valore. Faccio battute, anche cattive, anche sugli storpi. Sono storpia a mia volta, mancandomi sette diottrie da un occhio e otto dall'altro. Cado, mi rialzo, ricado. Mi stanno simpatiche le persone semplici, e antipatici gli intellettuali di sinistra, ma non lo sostengo sempre perché anch'io devo lavorare. Mi sono tinta i capelli, ma preferisco i capelli bianchi. Sono nata vecchia, ma sarò più giovane di alcuni di voi, a sessant'anni.
Può capitare che scriva cose che non hanno un senso, e questa può essere una di quelle volte.
Da due giorni mi arrovello cercando di scrivere una descrizione di me stessa, per un lavoro che devo fare.
Le cose semplici per gli altri sono per me sempre le più difficili da fare.
martedì 2 febbraio 2010
Io e Savanna
Arriva un momento nella vita in cui si fanno cose mai fatte prima.
Non si sa perché, se scatta qualcosa nel cervello o arriva un particolare ormone addetto a completare quanto non portato a termine. Un ormone preciso, un ormone vergine, riprende le idee là dove le abbiamo lasciate sedimentare e le fa germogliare, o morire.
Dopo averle covate, incubate, coccolate per giorni, mesi, anni, alcune idee esplodono e si materializzano nella nostra realtà. A volte sono così importanti che la loro attuazione ci da una grande soddisfazione. Altre sono state così represse da esplodere letteralmente come un gayser, e quando lo realizzi hai ammazzato il vicino di casa (o il compagno di casa) (o il marito) (l'elenco potrebbe continuare)(non lo continuo però).
Ecco, io sono una di quelle persone che o fa le cose senza pensarci (creando grossi problemi a se stessa e alla realtà di persone che le ruota attorno) o ci pensa talmente tanto che non le fa.
Per anni, secoli.
Ecco, sabato ho fatto una cosa che da otto anni mi ripromettevo di fare, senza ovviamente farla.
Ho comprato una bici.
(bisogna partire dalle piccole cose, no??)

( la nostra piccola legata in balcone, fianco sinistro)
Penso di essere lo zimbello delle mie amiche a Bologna per quante volte ho detto " adesso mi compro una bicicletta" e poi arrivavo con il 20.
Scusate, son fatta così.
Ma come potete notare sono entrata in un processo di evoluzione - molto lenta e graduale.
Al momento io e Savannah (in Italia c'è la Graziella, a Londra c'è la Savannah) godiamo di ottima salute. L'umidità e la copiosa pioggia non ci hanno impedito di percorrere svariate miglia insudiciandoci, bagnandoci, imbruttendoci come mai nella vita avrei pensato.
Per ora nessun incidente, a parte un piccolo inconveniente avvenuto su una salita, quando ingranando la marcia sbagliata ho pedalato a vuoto per mezzora assomigliando a un criceto sulla ruota.
Dettaglio, però, del tutto trascurabile, data la portata globale dell'impresa.
domenica 31 gennaio 2010
Qualcosa o qualcuno
Alla fine nella vita finisco sempre ad osservare qualcuno o qualcosa, e non solo per deformazione professionale.
Che sia una situazione, una persona, più persone.
Mi ritrovo lì, bloccata, e solo dopo mi accorgo che anche se non interagente ero comunque presente, parte integrante di quella storia.
A volte quella storia non è un pezzetto di vita altrui ma è proprio la mia vita, che lascio scivolare giù come una caramella dal sapore troppo dolce.
Tutto questo per dire che ho visto una coppia di ragazzini, al club, venerdì.
Erano bellissimi.
Lei indiana, alta, magrissima. Lui molto british, capello lungo e pelle chiara. Si baciavano non staccandosi mai, per ore, l'una con lo sguardo appeso all'altro, con le mani ovunque. All'improvviso ho sentito che tutto quello che avevano io l'avevo avuto e lasciato scorrere via veloce, perché nella vita sono sempre di fretta. Ho pensato che vorrei passare ancora mille pomeriggi ad attendere il primo bacio, e altri mille a pedinare, braccare, urlare. Vestirmi per la prima cena fuori, fare il primo test di gravidanza, poi il secondo e il terzo, ovviamente senza essere mai incinta. Cento volte vorrei essere conquistata, e cento altre volte vorrei conquistare.
martedì 5 gennaio 2010
Valorizzare le capacità individuali
Faccio, da anni, lezioni private.
Ho iniziato con l'inglese, lingua di famiglia, poi con l'italiano, storia e infine musica (si, c'è gente che ha bisogno di lezioni private di musica).
Negli anni ho visto tanti ragazzini, le loro case, le loro famiglie, le loro storie.
Ho cercato di rimediare ai loro bisogni di confidenza, alla voglia di uscire dagli schemi di un insegnamento troppo rigido e nozionistico; e poi, quando ho capito che non potevo più fare niente e che mai sarebbero diventate persone migliori, ho cominciato ad osservarli.
Soprattutto una famiglia, particolarmente legata a me. La famiglia di Lena.
La madre (vaga somiglianza con il gabibbo) è una donna che vive in cucina. Passa la sua giornata a elaborare complessi piatti della tradizione bolognese, avendo come punto di riferimento le Officine Minganti e la parrucchiera di via Corticella.
Il padre, operaio specializzato, finisce i pomeriggi sparando a salve in cantina, e nei momenti culturali legge libri sulla storia del nazismo o si fa depilare le orecchie dalla moglie.
La figlia, adolescente, elargisce pompini con la stessa facilità con cui saluta con la manina aperta, come i bambini piccoli. Tutto sotto lo sguardo cupo della Milizia Mariana, ovviamente, ordinata in tre pile sul tavolino dell'ingresso.
Questa famiglia si è profondamente affezionata a me in questi anni ed io, in qualche modo, a loro.
Mi hanno voluto bene e visto come parte della famiglia, anche se non li ho mai approvati né seguiti nelle loro follie, che consideravo sterili ed analoghe alle costruzioni mentali dei malati di Alzheimer.
Mi sono accorta che avrei potuto chiedergli qualsiasi cosa ed avrebbero approvato, perché pendevano dalle mie labbra e, ora che non ci sarò, penderanno dalle labbra altrui.
Improvvisamente ho pensato che certe persone scelgono di non vivere, e che potrei facilmente fare politica.
domenica 3 gennaio 2010
Fa tutto un pò paura
Mi trovo a pochi giorni dalla partenza, ammalata e a letto.
La cosa mi rende particolarmente triste, perché sono in ferie e mi impone di passare il mio tempo a pensare, pensare, pensare a quello che sarà di me nei prossimi giorni.
- se Dio, Maometto, Al Qaeda e tutti i figli di banchieri in vacanza studio in Nigeria me lo consentono, tra quattro giorni atterrerò a Londra Gatwick. Previsioni meteo italiane: neve. Previsioni meteo inglesi: neve.
Dajene.
-se i miei neuroni piuttosto provati da una laurea e vari cambiamenti lavorativi me lo permettono dovrò, dopo dieci anni, ricominciare a parlare un fluent english. ovviamente le prime parole che ora emergono dalle antiche sinapsi sono le meno adatte alla vita all'interno di un ospedale e a dir il vero alla vita ovunque, eccetto forse un film porno che non ho intenzione, a breve, di girare.
- mi ritrovo ad affrontare alcuni problemi concreti. Ad esempio, come si dice " vorrei tingere i miei capelli di color cioccolato chiaro"? o " no, vorrei una depilazione vigorosa, ma non totale che me fa senso?". Tutte cose che ovviamente i dizionari, scritti da vecchi linguisti misogini, non riportano.
- dovrò contrattare. Chiedere soldi, gestire uno scambio di denaro che non è sicuro, ma in forse, mò vediamo. Dovrò far capire che dall'Italia ci esco davvero con la valigetta di cartone, e che sì, son laureata con il massimo dei voti, collaboro con pinco e pallo, ma qui non è mai venuto in mente a nessuno di darmi una lira, neanche un rimborso. Forse pensano lo faccia per la gloria (e che gloria).
Ma la cosa che mi fa più impressione è che a tutte queste cose ci sto arrivando molto più impreparata, ansiosa, intimorita di dieci anni fa, quando ero una tardo-adolescente con l'apparecchio in bocca.
Ma che cos'è?
Ti dicono vedrai che crescendo imparerai a gestire la tua vita, la tua personalità, le tue paure. Con gli anni si diventa più sicuri, più consapevoli, meno ansiosi nei rapporti interpersonali e nei rapporti con gli uomini.
E io no.
Io crescendo divento più cinica, disillusa ma sempre più bimbetta sperduta, che pensa a risolvere i problemi della vita evadendo con la fantasia.
Ma che è, uno scherzo?
mercoledì 30 dicembre 2009
Sarà davvero nuovo?
In un mescolarsi di sensazioni contraddittorie, finisce anche questo anno.
12 mesi, 365 giorni, chissà quante ore passate con me stessa, la me di sempre o solo così diversa da sentirmi finalmente parte di uno strano equilibrio.
Cosa c'è di nuovo?
Non mi interessa piacere, ammortizzare l'attrito delle cose.
Non mi fanno paura gli imprevisti, neanche il fatto che per un lungo periodo sarò all'estero, da sola.
Ho voglia di non essere troppo perfetta: fare, fare, fare ma anche dormire, oziare, bere e soprattutto sperperare, la cosa che mi riesce decisamente meglio. O meglio, mejo.
E poi vivrò con un trans, volete mettere quando lo racconterò ai miei nipoti?
Nonna per un periodo ha vissuto con un trans, un uomo che si vestiva da donna mantenendo gli attributi maschili, molto di moda negli anni 2000, soprattutto come sollazzo dei politici italiani.
Geniale.
Ho sempre pensato che sarei stata ricordata per altro, ma mi accontento, in nome della gloria.
In questo marasma di sensazioni, l'unica preoccupazione che prende spazio è la seguente:
è femministicamente possibile organizzare una valigia di vestiti per sei mesi (ergo due cambi di stagione)?
Cioè, cosa devo mettere per sentirmi a mio agio e quotidianamente desiderabile, in una valigia che non può superare i 20 chili?
Questo è un quesito che mi arrovella.
Per il resto, buone feste.
lunedì 14 dicembre 2009
Settanta
Ehi.
Se fossi qui con me, ora, diresti che sono la figlia di nessuno perché mi stringo in un maglione troppo grande.
Ti risponderei che la genetica fa semplicemente il suo corso, perché in realtà sono figlia tua.
Che se non amo questa Italietta di cibo, favoritismi e puttane quanto te, non vuol dire che sia strana o un errore della natura.
Mi faresti una carezza di compassione, con quella mano dal palmo grande e caldo che mi prendeva la faccia, tutta. Non mi guardavi mai negli occhi e proiettavi su di me il tuo destino, dicendo che non ero riconoscente per la bellezza che mi avevi donato, e che ti appartenevo.
Riconoscente per cosa, mi chiedo da tanto.
Proprietà di chi, che da dieci anni non ci sei più.
I genitori non si possono scegliere, e io non ti ho scelto.
Non so neppure se l' avrei mai fatto, perché sei una persona difficile e non è vita la vita con te.
Per te l'amore è una matematica facile, un esercizio di abitudine, inspirare ed espirare.
E oggi che è il tuo compleanno e sei vecchio, in questa Bologna opaca di neve e pioggia, mi chiedo dove sei.
Forse disperso nell'aere, leggero come una nuvola.
lunedì 7 dicembre 2009
Casalinghe a ripetizione
Sei donna, sei giovane.
Hai una vita davanti, lavorativa, sentimentale e amicale.
Fai cose, non ne fai altre, vai avanti per la tua strada che in realtà non conosci e sei felice così, perchè ti piace fare le cose alla carlona, a caso, farti trovare dalla vita.
Giudizi prego astenersi.
Sei figlia di un femminismo insapore che ti ha educato a non farti trovare con le spalle al muro dopo un divorzio, e hai capito che l'emancipazione passa attraverso il lavoro.
Un lavoro modesto però, un impegno circoscritto, adeguato a pagare un mutuo ma se aspiri a qualcosa di più sei un irrecuperabile figlia del consumismo, pure un pò borghese.
E poi ti leghi a una persona, a un uomo, e le aspettative intorno a te cambiano.
Ti chiedono quando andrete a vivere insieme, quando ti fidanzerai e quando finalmente gli darai un figlio. Anzi, ti chiedono perchè ancora non l'avete fatto, che sono anni che state insieme.
E tu ti chiedi perchè, ora, la tua vita dovrebbe confrontarsi solo con parametri familiari e definirsi in base al livello raggiunto sulla scala 1-10 della casalinga perfetta anni 50'.
Che pensavi di essere andata oltre, di aver superato certi ostacoli, e quella vita digiuna di avventura ti sembra essere così poco riconoscente, dopo tanti anni di studio, così come quei 500 euri al mese.
Quel femminismo che filtrava dai racconti delle madri viene accantonato come la polvere in un angolo, fa parte della casa ma ti dicono di espellerlo, perchè improvvisamente fa starnutire a ripetizione.
Hai una vita davanti, lavorativa, sentimentale e amicale.
Fai cose, non ne fai altre, vai avanti per la tua strada che in realtà non conosci e sei felice così, perchè ti piace fare le cose alla carlona, a caso, farti trovare dalla vita.
Giudizi prego astenersi.
Sei figlia di un femminismo insapore che ti ha educato a non farti trovare con le spalle al muro dopo un divorzio, e hai capito che l'emancipazione passa attraverso il lavoro.
Un lavoro modesto però, un impegno circoscritto, adeguato a pagare un mutuo ma se aspiri a qualcosa di più sei un irrecuperabile figlia del consumismo, pure un pò borghese.
E poi ti leghi a una persona, a un uomo, e le aspettative intorno a te cambiano.
Ti chiedono quando andrete a vivere insieme, quando ti fidanzerai e quando finalmente gli darai un figlio. Anzi, ti chiedono perchè ancora non l'avete fatto, che sono anni che state insieme.
E tu ti chiedi perchè, ora, la tua vita dovrebbe confrontarsi solo con parametri familiari e definirsi in base al livello raggiunto sulla scala 1-10 della casalinga perfetta anni 50'.
Che pensavi di essere andata oltre, di aver superato certi ostacoli, e quella vita digiuna di avventura ti sembra essere così poco riconoscente, dopo tanti anni di studio, così come quei 500 euri al mese.
Quel femminismo che filtrava dai racconti delle madri viene accantonato come la polvere in un angolo, fa parte della casa ma ti dicono di espellerlo, perchè improvvisamente fa starnutire a ripetizione.
mercoledì 2 dicembre 2009
Prima di partire, ballare nuda davanti allo specchio
Uno non ci crede alla quantità di cose che bisogna fare prima di espatriare.
Oggi ho passato tre ore a fare un questionario sulle malattie che ho avuto dalla nascita ad ora.
Ho risposto a domande tipo " pensa di avere dolori al collo sospetti?" tenendo a freno l'ipocondriaca che è in me barrando " no ", per poi passare venti minuti a osservarmi allo specchio con una scrupolosità chirurgica.
Al ventesimo riferimento a malattie sconosciute ho guaito e sono uscita.
Sono andata dalla Floriterapeuta.

La mia Floriterapeuta è una signora di mezza età con un evidente esaurimento nervoso alle spalle.
Le parli delle paranoie e ti consiglia la campagna.
Le dici non dipingo e ti risponde disegna.
Si presenta in tuta di spugna e stivaletto con il tacco, ed è antica quanto la merce dell'ottica di San Donato, che per la cronaca è l'unica ottica che ti fa pagare euri 3 un contenitore per lenti. Sì, quelli che ti tirano addosso in qualsiasi ottica del mondo, anche Ugandese. Non dite "scemo chi lo compra", perchè parlate della sottoscritta.
La mia Floriterapeuta sorride mentre dice " il segreto per vincere l'ansia è ballare nuda davanti allo specchio" e si compiace per la rivelazione facendoti l'occhiolino. Ma perchè Nature ancora non l'ha pubblicata, ci sarebbe da chiederle, ma risponderebbe con un "Net...eh???".
Oggi ha addirittura aggiunto alla formula "ballare-nuda-davanti-allo-specchio" la variante "con l'ipod" e secondo me l'ha ripetuta ore davanti allo specchio, crocettando il calendario di Fra Indovino perchè finalmente ha imparato una parola moderna.
Il perchè io continui tuttora a frequentarla, è un'altra storia.
Ho risposto a domande tipo " pensa di avere dolori al collo sospetti?" tenendo a freno l'ipocondriaca che è in me barrando " no ", per poi passare venti minuti a osservarmi allo specchio con una scrupolosità chirurgica.
Al ventesimo riferimento a malattie sconosciute ho guaito e sono uscita.
Sono andata dalla Floriterapeuta.
La mia Floriterapeuta è una signora di mezza età con un evidente esaurimento nervoso alle spalle.
Le parli delle paranoie e ti consiglia la campagna.
Le dici non dipingo e ti risponde disegna.
Si presenta in tuta di spugna e stivaletto con il tacco, ed è antica quanto la merce dell'ottica di San Donato, che per la cronaca è l'unica ottica che ti fa pagare euri 3 un contenitore per lenti. Sì, quelli che ti tirano addosso in qualsiasi ottica del mondo, anche Ugandese. Non dite "scemo chi lo compra", perchè parlate della sottoscritta.
La mia Floriterapeuta sorride mentre dice " il segreto per vincere l'ansia è ballare nuda davanti allo specchio" e si compiace per la rivelazione facendoti l'occhiolino. Ma perchè Nature ancora non l'ha pubblicata, ci sarebbe da chiederle, ma risponderebbe con un "Net...eh???".
Oggi ha addirittura aggiunto alla formula "ballare-nuda-davanti-allo-specchio" la variante "con l'ipod" e secondo me l'ha ripetuta ore davanti allo specchio, crocettando il calendario di Fra Indovino perchè finalmente ha imparato una parola moderna.
Il perchè io continui tuttora a frequentarla, è un'altra storia.
domenica 29 novembre 2009
Così
Ieri sera sono andata a una festa.
La metà delle persone erano fricchettoni trenta-quarentenni. Le donne ballavano invocando la luna, gli uomini avevano stomaci protesi gonfi di birra, e lo sguardo lucido.
Una conoscente mi ha parlato un'ora della bellezza di Londra, mentre le dicevo a intervalli regolari " la conosco eh, ci son già stata eh" per cercare di porre fine al momento Lonely Planet.
A un certo punto mi ha dato il numero di uno Squat dove da gennaio si libera un posto.
Chissà se ha capito che faccio fatica a rapportarmi con una persona, figuriamoci trenta. E questo non significa che sono un'asociale incapace di divertirsi. Solo che c'è anche una dimensione più privata di approccio alle persone e che pensare di dormire vicino a gente come lei, con quel capello bisunto, non mi da una sensazione di libertà. Anzi, di treno per Auschwitz.
Ho vagato qua e là da un gruppetto all' altro, come faccio sempre, e ho pensato che sarei volentieri tornata a casa a dare l'aspirapolvere.
La metà delle persone erano fricchettoni trenta-quarentenni. Le donne ballavano invocando la luna, gli uomini avevano stomaci protesi gonfi di birra, e lo sguardo lucido.
Una conoscente mi ha parlato un'ora della bellezza di Londra, mentre le dicevo a intervalli regolari " la conosco eh, ci son già stata eh" per cercare di porre fine al momento Lonely Planet.
A un certo punto mi ha dato il numero di uno Squat dove da gennaio si libera un posto.
Chissà se ha capito che faccio fatica a rapportarmi con una persona, figuriamoci trenta. E questo non significa che sono un'asociale incapace di divertirsi. Solo che c'è anche una dimensione più privata di approccio alle persone e che pensare di dormire vicino a gente come lei, con quel capello bisunto, non mi da una sensazione di libertà. Anzi, di treno per Auschwitz.
Ho vagato qua e là da un gruppetto all' altro, come faccio sempre, e ho pensato che sarei volentieri tornata a casa a dare l'aspirapolvere.
martedì 24 novembre 2009
La mia situazione attuale (mai ectual situescion)
Sono chiusa in un Bed and Breakfast della periferia di Padova, accanto a un cimitero e a una Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno.
Qui sembra non succedere nulla di rilevante, tranne un concerto imminente di Marylin Manson a Treviso.
Riesco anche a fare ironia, si, ma solo per coprire la grave e pervasiva sensazione di morte che mi prende quando sono costretta a svegliarmi prima delle sei della mattina.
A breve i dettagli.
Qui sembra non succedere nulla di rilevante, tranne un concerto imminente di Marylin Manson a Treviso.
Riesco anche a fare ironia, si, ma solo per coprire la grave e pervasiva sensazione di morte che mi prende quando sono costretta a svegliarmi prima delle sei della mattina.
A breve i dettagli.
giovedì 19 novembre 2009
L'amore al tempo del Wunderbaier
L'estate del 1996 me la ricorderò sempre.
Al lessico in codice che avevamo inventato per parlare dei nostri affari, mentre passavamo l'estate dai parenti nelle Marche, la Checca aggiunse il termine Wunderbaier.

Al Wunderbaier era da un pò che ci si pensava.
Wunderbaier lo facevano sempre in Biutiful e per sottolinearne l'arrivo partiva il sassofono.
Wunderbaier lo praticava anche Barbie snodabile sul sedile posteriore del camper di Ken.
Il fratello della Checca faceva Wunderbaier da solo chiuso nel bagno, e la nonna lo scopriva sempre e gli diceva di lavarsi le mani con l'aceto.
Insomma, ho ben impresso quel momento che mi catapultò nella vita adulta o, almeno, di ragazza che ha a che fare con l'altro sesso.
Perchè quando sai che è possibile il Wunderbaier, i ragazzi li guardi in modo diverso e senti strane aritmie interne, anche se guardi la Barbie con nostalgia.
Poi gli anni passano e il Wunderbaier diventa la norma e la più grande attrattiva dell'età adulta. Si diventa monotematici scindendo le relazioni in wunderbaieriane o meno e c' è gente che per fare Wunderbaier ti fa ubriacare, va a troie o con la prima platessa che passa. E il Wunderbaier è ovunque, anche nelle ragazzine delle elementari che ti chiedono come posso fare perchè sono poco secsi.
Così.
Adorerei tornare indietro in quei cinemi solitari, dove passavi i pomeriggi sprofondata nelle poltrone rosse, a pensare alla prossima sequela di limoni, maledicendo tua madre per l' aglio e olio a pranzo.
C'era una leggerezza che sento ogni giorno più lontana, un pò la sensazione che avevo quando con le Barbie non mi divertivo più.

Al Wunderbaier era da un pò che ci si pensava.
Wunderbaier lo facevano sempre in Biutiful e per sottolinearne l'arrivo partiva il sassofono.
Wunderbaier lo praticava anche Barbie snodabile sul sedile posteriore del camper di Ken.
Il fratello della Checca faceva Wunderbaier da solo chiuso nel bagno, e la nonna lo scopriva sempre e gli diceva di lavarsi le mani con l'aceto.
Insomma, ho ben impresso quel momento che mi catapultò nella vita adulta o, almeno, di ragazza che ha a che fare con l'altro sesso.
Perchè quando sai che è possibile il Wunderbaier, i ragazzi li guardi in modo diverso e senti strane aritmie interne, anche se guardi la Barbie con nostalgia.
Poi gli anni passano e il Wunderbaier diventa la norma e la più grande attrattiva dell'età adulta. Si diventa monotematici scindendo le relazioni in wunderbaieriane o meno e c' è gente che per fare Wunderbaier ti fa ubriacare, va a troie o con la prima platessa che passa. E il Wunderbaier è ovunque, anche nelle ragazzine delle elementari che ti chiedono come posso fare perchè sono poco secsi.
Così.
Adorerei tornare indietro in quei cinemi solitari, dove passavi i pomeriggi sprofondata nelle poltrone rosse, a pensare alla prossima sequela di limoni, maledicendo tua madre per l' aglio e olio a pranzo.
C'era una leggerezza che sento ogni giorno più lontana, un pò la sensazione che avevo quando con le Barbie non mi divertivo più.
mercoledì 18 novembre 2009
Una leggera tensione
Ovviamente, nei momenti maggiormente irrequieti della tua vita, arriva un ciclone qualsiasi a devastare anche quei pochi alberelli che stanno in piedi per grazia divina.
Dovremmo essere abituati a non abbassare mai la guardia, pronti con un kalashnikov carico a freddare qualsiasi new entry negativa si palesi all'orizzonte, che se ha i capelli lunghi e biondi e un sorriso da platessa è pure mejo.
Per dirla in modo più ottimistico, si potrebbe optare per un sano distacco zen che ci faccia rimanere nelle cose ma contemporaneamente fuori.
Ecco, io ancora non l'ho imparato.
Non so usare le armi e non so distaccarmi, so essere dentro come pochi alle piaghe e mi ci gongolo pure con un sorriso da ebete, finchè non cado dalla sedia e il tonfo mi sveglia.
Ahi, che male.
Conto comunque di sopravviverne.
Ma che palle, si può dire?
Dovremmo essere abituati a non abbassare mai la guardia, pronti con un kalashnikov carico a freddare qualsiasi new entry negativa si palesi all'orizzonte, che se ha i capelli lunghi e biondi e un sorriso da platessa è pure mejo.
Per dirla in modo più ottimistico, si potrebbe optare per un sano distacco zen che ci faccia rimanere nelle cose ma contemporaneamente fuori.
Ecco, io ancora non l'ho imparato.
Non so usare le armi e non so distaccarmi, so essere dentro come pochi alle piaghe e mi ci gongolo pure con un sorriso da ebete, finchè non cado dalla sedia e il tonfo mi sveglia.
Ahi, che male.
Conto comunque di sopravviverne.
Ma che palle, si può dire?
martedì 27 ottobre 2009
Segno dei tempi
Della mia adolescenza, passata a Prato con mio padre, ho ricordi molto belli.
Mio padre aveva una fabbrica tessile, si occupava di import-export.
All'interno del suo magazzino c'erano scatoloni su scatoloni e quando io, finiti i compiti, potevo dargli una mano, provavo una strana sensazione di stordimento davanti a tutti quei vestiti.
Una volta sbavai pure, davanti a una t-shirt edizione limitata di Calvin Klein, ma forse era la fame.
Mangiavo poco, era di moda Kate Moss.
Gli operai di mio padre si chiamavano Giannino, Rita, Marco, Paolo, Robertino, Fabietto.
Ne chiamavi uno e si voltavano tutti, perchè erano cinesi e non capivano una parola.
Mi sono sempre chiesta come facessero a lavorare per mio padre, che parlava solo italiano, e non sbagliare mai un ordine.
Mio padre diceva che erano nati per lavorare, e allora pensavo che lui era nato per avere un'azienda, io per comprare vestiti e Benedetta, il nostro cane, per fare pipì contro le gomme della Mercedes del vicino, che si chiamava Aristide e si toccava sempre tra le gambe.
Sono passati quindici anni da quel periodo.
Ho scoperto di essere nata anche per altre cose, che non sempre implicano una carta di credito.
Benedetta è ancora viva, ma la Mercedes non c'è più, chiaro segno dei tempi.
Per quanto riguarda mio padre e i cinesi, beh a voi la risposta.
Mio padre aveva una fabbrica tessile, si occupava di import-export.
All'interno del suo magazzino c'erano scatoloni su scatoloni e quando io, finiti i compiti, potevo dargli una mano, provavo una strana sensazione di stordimento davanti a tutti quei vestiti.
Una volta sbavai pure, davanti a una t-shirt edizione limitata di Calvin Klein, ma forse era la fame.
Mangiavo poco, era di moda Kate Moss.
Gli operai di mio padre si chiamavano Giannino, Rita, Marco, Paolo, Robertino, Fabietto.
Ne chiamavi uno e si voltavano tutti, perchè erano cinesi e non capivano una parola.
Mi sono sempre chiesta come facessero a lavorare per mio padre, che parlava solo italiano, e non sbagliare mai un ordine.
Mio padre diceva che erano nati per lavorare, e allora pensavo che lui era nato per avere un'azienda, io per comprare vestiti e Benedetta, il nostro cane, per fare pipì contro le gomme della Mercedes del vicino, che si chiamava Aristide e si toccava sempre tra le gambe.
Sono passati quindici anni da quel periodo.
Ho scoperto di essere nata anche per altre cose, che non sempre implicano una carta di credito.
Benedetta è ancora viva, ma la Mercedes non c'è più, chiaro segno dei tempi.
Per quanto riguarda mio padre e i cinesi, beh a voi la risposta.
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