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mercoledì 30 marzo 2011

Riflessioni

Io, in quei venti secondi di pubblicità prima di vedere un video su youtube, penso spesso alla morte.

martedì 8 febbraio 2011

Storie di ordinaria precarietà

Ieri sera io e la collega M. abbiamo deciso, dopo una giornata di duro lavoro, di andare al cinema. In cineteca alle 22.15 era in programma "Another year", nuovo capolavoro di Mike Leigh. Ci siamo date appuntamento alle nove in piazza Maggiore, un grande classico.
All'incontro, la mia collega arriva un pò trafelata "Non ci hanno ancora pagato lo stipendio", dice, "ho cinque euro, mi offri qualcosa tu?".
Io, che vengo da due settimane in cui mi sono successe le seguenti disavventure finanziarie:
- mi hanno clonato il bancomat;
- mi hanno prelevato 1500 euro a Tijuana;
- avevo 300 euro nel conto corrente;
- sono andata in rosso di 1200 euro,
- ancora non ho avuto indietro i miei soldi
ho controllato rapidamente nel portafoglio identificando 10 euro e 12 centesimi.
"Bene", ho detto a M., "abbiamo 15 euro e 12 centesimi, dobbiamo andare al cinema e mangiare/bere qualcosa, ingeniamoci".
Giunte al Pratello, dopo pochi secondi di consultazione l'alternativa è stata ovviamente prendere una birra nel negozietto pachistano e, complice il clima vagamente primaverile, accoccolarci su una panchina in piazza San Francesco. Non lo facevamo rispettivamente da sei anni (io) e 4 anni (lei). Ovviamente il progetto di cibarsi è stato immediatamente cassato.
Arrivate alla panchina con la nostra Menabrea, dopo dieci minuti di conversazione su temi squisitamente futili, io e M, ci siamo guardate negli occhi e abbiamo realizzato la desolazione di quel momento:
"Ehi. Abbiamo 27 anni. Laureate con il massimo dei voti. Pubblicazione della tesi. Dottorande, specializzande e cazzi vari. Da piccole abbiamo avuto in regalo il Pisolone e Barbie snodata. Vacanze studio in Inghilterra. La maestra di italiano ci diede ottimo al tema di terza media. Abbiamo un età in cui bisogna costruire, e noi non solo non lo facciamo, ma galleggiamo in una precarietà impercettibile, che ti mozza il respiro in gola e ti oscura il futuro. Ci barcameniamo con quei 4 soldi che ci riempiono, mensilmente e con grandi ritardi, il conto corrente, e a cui dovremmmo anche dire "grazie", frugandoci le tasche la terza settimana del mese illudendosi di comprare le sigarette.
Ci rimangono solo i vizi, perchè ci hanno bruciato le virtù.
Questo, in un mondo democratico e soprattutto civile, non capiterebbe.

domenica 17 ottobre 2010

Un comodino ci renderà più intelligenti

La relazione più lunga della mia vita, finora, l'ho avuta con "Chi l'ha visto.
Una storia cominciata quando avevo undici anni e, lo ammetto, ancora tornavo a dormire nel lettone, quando quella musica partiva e mi ipnotizzava portandomi in un mondo di dispersi, di rapiti, corpi senza identità. Devo ammettere che, anni dopo, quando vidi il mio primo film horror, non fui affatto sorpresa ne angosciata, in quanto da anni mi sottoponevo a un settimanale allenamento alla tensione, all'orrore.
Vorrei dire di avere imparato qualcosa, da tutte quelle storie, ma l'unica cosa che mi viene in mente è che sono più ossessionata dai particolari, li ricerco con una diligenza infinita, li pretendo dalle azioni altrui.
Così, quando incontri una persona, amica di amici, e le dici "Guarda, io ti conosco, prendi da 5 anni il treno delle 17.16 con me" e ti rispondono due occhi dilatati dallo stupore, incapaci di rispondere, ti senti un alieno che ha raggiunto la terra per sbaglio.
"Tempi duri per i sognatori", chiosava un film che odio.
Ma è un poco vero.

domenica 1 agosto 2010

Declinazioni

- Non ci crederai, ma Paolo mi ha lasciata. Dopo sette anni. Sto malissimo.
- Cosa???
- Si, me l'ha detto al telefono domenica. Una tragedia.
- Per telefono?
- Si. Per telefono. Diceva che non ne poteva più di questa situazione, da troppo tempo stava male e doveva togliersi un peso dal cuore.
- Ma ti ha spiegato almeno perchè?
- Si. Mi ha detto che non mi ama più. Dopo sette anni un giorno, una mattina, si è alzato e si è reso conto che non vuole più vivere con me perchè non mi ama più, perchè non prova più quelle emozioni dei primi giorni e perchè è sicuro che la vita gli riserba altro. Ti rendi conto?
- ......
- Cioè non mi ha detto " Ti lascio perchè hai lasciato il gas acceso" o " Ti lascio perchè non ingoi più" o anche " Ti lascio perchè hai perso il cane proprio mentre era in calore". No. Mi ha detto che non mi ama. Ci sarà motivazione più stupida?
- Credo di no, Doris, credo di no. E ora cosa farai?
- Pensavo di cominciare dalla cucina. Sai, l'ho messa in vendita qualche settimana fa su Bakeca. Ha bisogno di una pulita a fondo.
- Mi sembra un' ottima idea. Vuoi una mano?
- Si. Mi raggiungi nel pomeriggio?
- Certo.
- A dopo allora!
- A dopo!

lunedì 3 maggio 2010

Notizie dal mondo animale

Nella carrellata di notizie quotidiane che accompagnano il mio caffè lungo (questa volta senza pollo), la seguente mi ha impedito la digestione, anche se non avevo mangiato niente.
Sento il bisogno di comunicarvela.


Questo amorevole quadretto che potrebbe rappresentare la massima espressione dell'amore familiare, in realtà è una coppia.
Ricordo a chi sta leggendo che, dicesi coppia, l'unione di due persone che intrattengono una relazione che, per distinguersi da quella amicale, viene convalidata dalla presenza di tutte quelle effusioni romantiche che sono la componente principale dell'insieme sesso .
I due signori qua sopra, nonna e nipote, dopo aver scoperto l'uno l'esistenza dell'altro solo un anno fa, si sono innamorati e hanno deciso di mettere al mondo una creatura, figlia dello spermatozoo di lui e di un utero gentilmente concesso da una sconosciuta.


Che con la notizia che un postino tedesco, Uwe Mitzscherlich, ha impalmato la gatta Cecilia, quindicenne e malata, con il benestare del fratello di lei, Erik, in una cerimonia officiata da una star della televisione tedesca, fanno due delle notizie con cui la brillante Gallery di Repubblica.it ci ha voluto rendere partecipi delle tendenze della società moderna e che, secondo me, convalidano l'ipotesi che nel 2012 finirà il mondo.


sabato 27 marzo 2010

Tempi duri


Preambolo
Tempi duri per i figli di Dio che, indecisi tra la vocazione a servire il signore e la irrefrenabile voglia di palo, hanno scelto la prima per poi indugiare irrefrenabilmente nella seconda, credendo che qualche Ave Maria e un paio d'orette seduti sulle ginocchia bastassero per assicurarsi quantomeno un attesa in poltrona per il fantomatico paradiso.

Quando vivevo in Irlanda conobbi l'Arcivescovo di Dublino.
Non mi dilungo sulle circostanze che mi portarono a conoscere un ecclesiastico ma vi dico che, come tutti gli ecclesiastici, era brutto e odorava di sanitaria.
In quell'occasione indossavo una maglietta con maniche a tre quarti (no comment, plis) e, un prete organizzatore dell'incontro, a dir poco allarmato, appena mi vide mi corse incontro dicendo " put your coat on, the archbishop won't be happy".
Due smilze braccine, tra l'altro pure pelose, mi turbano l'archbishop? pensai tra me e me.
Che è in arrivo una pertubazione atlantica? fu il mio secondo pensiero.
Nessuna di quelle domande trovò risposta (a parte la seconda, non piovve), e da quel momento Archbishop won't be happy divenne il motto dell'allegra combriccola di cui facevo parte all'epoca.
Da molto tempo non pensavo a quest'episodio ma, in questi giorni non so, mi sento turbata.
Conosco svariati gay, tutti felici, a parte due, davvero infelici, che fanno parte della Chiesa.
Me ne ricordo soprattutto uno, che da piccolo voleva giocare insistentemente con le nostre barbie e si beccava sequenze di pericolosissimi calci nello stomaco. La faccia femminea era stata scambiata dalla di lui famiglia per volto angelico e a 14 anni fu mandato in seminario, proprio all'epoca in cui si cominciava a pasturare.
Poraccio, cosa si è perso.
Era anche in una scena del film Jack Frusciante è uscito dal gruppo se non sbaglio e pensai che almeno, anche se non aveva scopato, aveva avuto un minuto di celebrità, un momento di orgoglio nella sua vita di prete sessualmente disorientato.
Mi chiedo dove sia lui, ora, e cosa stia facendo. Cosa ne pensi di questi preti che violentano bambini sordo muti, sperando che la multa che san Pietro gli presenterà abbia lo sconto handicap. Lui che giocava a essere rapita dai soldati. Lui che voleva diventare ballerina. Cosa ne pensa di questi preti che nascondono cadaveri per non sporcare la reputazione di una chiesa che non esiste più, di un culto oramai infangato. Che ti fa venire voglia di dire che il vero peccato è che esistano, quei nonni in gonnella e tacchetto. Tacchetto made in Prada, tra le altre cose.


domenica 28 febbraio 2010

Le vostre bombette


Quando ero in terza elementare, un giorno la maestra di matematica ci raccontò di una giornata di quasi dieci anni prima, alla stazione di Bologna.
Lei tornava da una gita scout. Aveva i calzoni corti, i calzetti traforati e le piaceva Carlo, un ragazzo suo coetaneo.
Erano in treno da un paio d'ore, arrivo previsto ore 10.30, stazione centrale, Bologna.
All'altezza di Ferrara il loro treno venne bloccato su un binario, sotto un sole cocente.
La maestra ci raccontò che in pochi minuti lo scompartimento divenne talmente caldo che tutti i ragazzi gocciolavano sudore e lei si vergognava tantissimo, perchè era quella che gocciolava di più. Pensò al suo mascara, all'eye liner che sentiva sciogliersi sulle guancie.
Mentre quella che sarebbe diventata la mia maestra e gli altri ragazzi scout soffrivano il caldo fermi su un binario a Ferrara, a Bologna morivano 85 persone.
Mio padre tornando dal lavoro vedeva i taxi pieni di corpi destinazione qualunque ospedale non rischiasse il collasso e avesse almeno un corridoio libero.
Era il 2 agosto 1980.
Purtroppo sono passati trent'anni, e le persone hanno la memoria labile. Per persone non intendo il povero ragazzo sperduto che sogna un mondo proletario o il neofascista dei quartieri alti. Neanche il contadino di Solarolo. Parlo di persone come noi, come me e te, che vivono una vita normale, che lavorano a volte anche nel sociale, che hanno una scala di valori vicina a quella che consideriamo una scala di valori normale.
Credono che le bombette, come le ha chiamate una mia collega qualche giorno fa, siano utili, lo credono ancora in tanti.
Si nascondono dietro il fascino dell'estremismo, la voglia di non omologarsi, perfino la lotta al capitalismo. Oppure parlano di unica soluzione.
Io non penso ci sia solo un'unica soluzione, ma penso che sia dannatamente più facile pensarlo.
Preoccupiamoci.

domenica 17 gennaio 2010

Benoit e Amelie

Dieci anni fa, quando ero ancora una sperduta bimbetta in un mondo straniero, mi è capitato di soggiornare per svariati mesi in Irlanda.
Lì ho avuto modo di conoscere quelli che sarebbero diventati per me due riferimenti nelle mie peregrinazioni sentimentali: Benoit e Amelie.
Benoit e Amelie erano, già all'epoca, una coppia molto affiatata. Stavano insieme da due anni e avevano insieme deciso di trasferirsi nell'allora florida Irlanda, lui per completare i suoi studi in legge, lei per frequentare un dottorato in ingegneria.
Uno era di stanza a Dublino, l'altra a Belfast. Si vedevano una volta al mese, ma erano felici. Di quella tranquilla felicità, quella che non costa niente e che sembrava, ai miei occhi di ragazza che credeva che l'amore fosse solo turbamento e passione violenta, non dare niente.
Con il passare degli anni, anche se i loro lavori li avevano condotti in continenti diversi, la loro storia rimase solida. Mai una cotta improvvisa, mai uno smarrimento, mentre io seminavo distruzione sentimentale come un colera. Quante volte ho pensato a loro come una cosa sola, Benoimelie, prima con orrore e accusa contro un modello di coppia che consideravo tradizionalista, poi con un misto di invidia e ammirazione, perché loro ce la facevano sempre, in ogni situazione.

Ieri il mio amico David mi ha parlato di loro. Vivono in Inghilterra, più precisamente a Manchester. Hanno avuto, due anni fa, un bambino: Martin.
Martin è nato di 6 mesi. Non cammina, se non aiutato da una speciale macchina con le ruote. Ha grandi problemi alla colonna vertebrale.
Parla, sembra capire la sua condizione e piange spesso, perché vorrebbe giocare con gli altri bambini.
Gli piace disegnare e i libri di Beatrice Alemagna.
Amelie non è più stata la stessa dopo il parto. Ha avuto una pesante depressione, da cui è uscita solo con l'aiuto di Benoit, e dei suoi genitori.
La famiglia si è incrinata, ha vacillato e vacilla ancora.
Mai come ora sono consapevole che, quando guardavo loro, mi rifocillavo di storie d'amore, di amore pieno e maturo, quell'amore che da piccoli pensiamo sia il collante delle nostre famiglie.
Stavo bene, e penso il loro benessere rendesse, di riflesso, felici tante altre persone.
Il mondo ha bisogno di storie d'amore, e spero che la loro possa essere ancora il faro di tante peregrinazioni sentimentali, o semplicemente una bella storia da raccontare.



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