giovedì 18 marzo 2010

Povera piccola ragazza bolognese di classe media

preambolo: se non hai visto Beetlejuice di Tim Burton ti sarà difficile capire alcuni punti. Sorry about that. Ma dove diavolo hai vissuto fino ad adesso??

Quando ero piccola e scura ed introversa mi piaceva un film di Tim Burton chiamato Beetlejuice spiritello porcello.
Mi impersonificavo in Lydia, una dei protagonisti, la ragazza strana e oscura che girava per una casa infestata di fantasmi vestita di nero, facendo fotografie e percependo la presenza dei morti.
Mi viene in mente questo perchè oggi ho trovato sul tavolo della mia cucina il seguente manuale:



che non è il manuale del perfetto deceduto, il libro per la sopravvivenza agli umani che Juno, l'assistente tombale, regalava ai coniugi Maitland.
E' un manuale per la lotta contro ratti e topi.
Perchè vivere a Londra è figo, è fashion, diventi open minded e trendy.
Ma nessuno ti dice che Londra è infestata non dagli spiriti come nel film di Burton, ma dai topi.
Io, povera piccola ragazza bolognese di classe media, sono pronta a tutto, anche ad ingrassare, per rimanere qui nella City. Ma la presenza di una colonia di simpatici animaletti coda-dotati ecco, questo va oltre le mie possibilità di sopportazione. Che mi vanno bene le zaffate di aglio alle dieci per merenda o convivere con una brasiliana in pieno delirio religioso, ma questo no.
Ecco no.
Soprattutto perchè uno di questi piccoli e sudici mostri senza una ragione di esistere mi è caduto quasi in testa precipitando dal soffitto. Ma che cazzo pensava di fare, mi chiedo, l'Uomo ragno?
Ora voi ditemi se non sarebbe meglio avere a che fare con un bel gruppo di morti, no ditemi voi.

giovedì 11 marzo 2010

Idee alquanto personali su chi salverà il mondo (un indizio: non sono le donne)


Ieri sera sono andata al cinema in centro, proprio dietro Piccadilly.
Il film in questione era " A single man " ultima opera prima, cioè ultima fatica ma sempre prima opera (mi diverte questo gioco di parole, che volete, sono una donna) di Tom Ford con un eccezionale, sexy, bono con due b Colin Firth.
Ci siamo seduti in questo cinema abbastanza piccolo con comodissime poltrone di velluto rosso, e dopo poco la mia schiena era tornata la lordotica di un tempo. Dopo dieci minuti mi sembrava di essere al Capitol di via Milazzo e, se non fosse stato per il chilo di salted pop corn che mi sedeva sulle gambe e per una pertica irlandese con la cresta arancio davanti a me, avrei pensato a un rum alla Linea, prima di andare a casa.
Comunque.
Alla fine del film sono giunta all'illuminante conclusione che non è la donna l'essere perfetto, ma l'omosessuale, sia esso di naturale maschile che femminile.
La donna e l'uomo si somigliano per meschinità, cattiveria e debolezza morale ma gli omosessuali, gli omosessuali sono quanto di più vicino alla perfezione.
La perfetta sintesi tra l' animale uomo e l'animale donna, esseri di rara sensibilità che non appartengono a questo mondo.
L'ho pensato ieri, l'ho pensato oggi e con molta probabilità lo penserò anche domani.
Non aggiungo altro perché il film merita di essere visto interamente a digiuno da previe informazioni e possibilmente in un giorno in cui avete ricaricato la prepagabile.


domenica 7 marzo 2010

Grazie al cielo esistete

Da qualche tempo stiamo assistendo all'espandersi di un fenomeno collettivo chiamato Fashion Blogging.
Ora, se prima interessava solamente individui di sesso femminile appartenenti al continente americano o oceanico e veniva colto come divertissement straniero a cui guardare con lo stesso distacco con cui guardiamo l'uso del Ketchup al posto della salsa al pomodoro sugli spaghetti. Da poco, causa mamma globalizzazione, sono approdate quatte quatte anche in italia, soprattutto a Milano.
Queste personcine, le fashion blogger, hanno in media 22 anni. Frequentano una qualsiasi università privata milanese (ma anche no, siam popolari noi!), hanno un piccolo appartamentino comprato da papà in zona San Babila, un fidanzato che ha dimestichezza con la macchina fotografica (non si chiede tanto, basta che centri l'obiettivo), una macchina fotografica figa e, last but not least, una carta di credito illimitata. Si, perchè queste ragazzette, alla veneranda età di 22 anni, quando tutte noi al massimo potevamo permetterci una cintura borchiata in piazzola e le marchette erano un alternativa fortemente considerata, girano con pezzi da 90 quali borse di chanel, scarpe di gucci o yves saint laurent alternati a capi più cheap come quelli di H&M, che tanto disimpegnano.
Ora, se ci avventuriamo in un analisi più dettagliata del fenomeno fashion blogging, possiamo riconoscere le seguenti aberranti caratteristiche:

- le fashion blogger scrivono normalmente sia in italiano che in inglese, facendo un uso improprio di ambedue le lingue. Cercano di usare lo slang americano creando mostri quali It stays very well (sta molto bene in fashionblogghese), I can't see the hour to wear it (non vedo l'ora di indossarlo) e immagino che rispondendo a un numero straniero per paura che sia un Fashion Editor di Vogue diranno Ready.

- le fashion blogger, sia che vengano da Mola di Bari, Pozzuoli, Torino o Milano, utilizzano lo spazio intorno a loro per creare fantastici stage dove improvvisare shooting sensazionali. Una discarica alle porte di Foggia? è figo con una Chanel 2.55 Jumbo. Il giardino pieno di fango dietro casa di Nonna Assunta? Perchè no, con un paio di over the leg Givenchy. Il bagno otturato dell'Università? Boho-chic.

- le fashion blogger dettano stile utilizzando i loro mezzi. Capita quindi di trovare Blog con foto di outfit mediamente decenti e foto con accostamenti che neanche la fruttivendola cinese del mercato di Peckham riuscirebbe a partorire. Chiunque, per il solo fatto di avere uno spazio per farlo, vede il suo contributo nel Fashion Blogging come una missione. Che me viene il dubbio che la scarpetta della Coop non la conoscono all'estero? Alfrè, viè qua con la camera che me devi fa er siuting. Ci dovremmo rileggere Pasolini, e riguardare Warhol.

- le fashion blogger sono destinate a vivere in sordina a parte alcune che, andando a due sfilate in croce (dell'importanza di Benetton e Frankie Morello eh, micacazzi) per qualche strana congiunzione astrale vengono considerate le regine del fashion blogging, fonti di ispirazione per generazioni di stilisti italiani. Che poi semmai si scopre che il padre è amico del giornalista di Studio Aperto o che la nonna è sorella del fratello di quello che organizza la settimana della Moda a Milano.
O che è la figlia segreta di Chiambretti, solo che ha preso dalla madre.




sabato 6 marzo 2010

Succede

che ho passato la maggior parte della settimana malata.
che ho visto una cosa come dieci film, alcuni molto interessanti e altri utili per stimolare il sonno.
che mangio pane e pasta all'olio da una settimana per un' intossicazione alimentare, come dice il mio medico italiano consultato per telefono.
che se penso a quello che mi ha fatto stare male, sto di nuovo male.

Così no, per dire.
Il nulla cosmico, il vuoto cosmico, non fare un emerito e farlo dal letto.
Il vuoto e la solitudine del malato possono essere una tortura ma io sono arrivata alla condizione yogi di non pensare a niente. Intorno a me il niente, dentro di me il niente.
Quando la vita verrà a bussare nuovamente alla mia porta probabilmente la scambierò per il postino.

domenica 28 febbraio 2010

Le vostre bombette


Quando ero in terza elementare, un giorno la maestra di matematica ci raccontò di una giornata di quasi dieci anni prima, alla stazione di Bologna.
Lei tornava da una gita scout. Aveva i calzoni corti, i calzetti traforati e le piaceva Carlo, un ragazzo suo coetaneo.
Erano in treno da un paio d'ore, arrivo previsto ore 10.30, stazione centrale, Bologna.
All'altezza di Ferrara il loro treno venne bloccato su un binario, sotto un sole cocente.
La maestra ci raccontò che in pochi minuti lo scompartimento divenne talmente caldo che tutti i ragazzi gocciolavano sudore e lei si vergognava tantissimo, perchè era quella che gocciolava di più. Pensò al suo mascara, all'eye liner che sentiva sciogliersi sulle guancie.
Mentre quella che sarebbe diventata la mia maestra e gli altri ragazzi scout soffrivano il caldo fermi su un binario a Ferrara, a Bologna morivano 85 persone.
Mio padre tornando dal lavoro vedeva i taxi pieni di corpi destinazione qualunque ospedale non rischiasse il collasso e avesse almeno un corridoio libero.
Era il 2 agosto 1980.
Purtroppo sono passati trent'anni, e le persone hanno la memoria labile. Per persone non intendo il povero ragazzo sperduto che sogna un mondo proletario o il neofascista dei quartieri alti. Neanche il contadino di Solarolo. Parlo di persone come noi, come me e te, che vivono una vita normale, che lavorano a volte anche nel sociale, che hanno una scala di valori vicina a quella che consideriamo una scala di valori normale.
Credono che le bombette, come le ha chiamate una mia collega qualche giorno fa, siano utili, lo credono ancora in tanti.
Si nascondono dietro il fascino dell'estremismo, la voglia di non omologarsi, perfino la lotta al capitalismo. Oppure parlano di unica soluzione.
Io non penso ci sia solo un'unica soluzione, ma penso che sia dannatamente più facile pensarlo.
Preoccupiamoci.

sabato 27 febbraio 2010

RIP

-Ehi? ma sei italiana? Io ADORO l'Italia!! Mi piace tantissimo la pizza e Pavarotti è il mio cantante preferito..
-E' morto...
-Eh...?
-E' morto. Pavarotti è morto. Te l'hanno detto?
-Si, volevo dire che era il mio cantante preferito. Ciao sono inglese, vengo da Londra e lavoro duro ora. Com'è la mia pronuncia??
-Buona, Buona.
-Com'è il tempo in Italia ora, andate al mare?
-Ma no, è come qui credo..
-...pensavo fosse più caldo, non siete sopra la Turchia?


Sarà anche la pronipote di Bob Marley, ma è proprio scema.

mercoledì 24 febbraio 2010

Le parole sono importanti

La mia coinquilina, ogni mattina dopo colazione, entra in bagno, fa un passetto indietro e urla : Hey, do you have to go to the loo before leaving?
Questa, che potrebbe sembrare l'educata affermazione di una coinquilina premurosa che non vuole farmi morire per esplosione uretrale (ho sempre temuto esistesse) mentre lei si fa un bagno di un' ora, in realtà mi causa seri problemi di digestione.
In inglese loo vuol dire letteralmente latrina. Non bagno, servizio, toilette o ritiro. Vuol dire latrina, o cesso, a seconda del sentimento. E' come se l'architetto dicesse, ogni mattina dopo colazione, Oh vuoi andare al cesso prima di uscire? ( l'accostamento architetto-coinquilina è stato fatto solo in virtù del fattore convivenza, nessuna relazione omosessuale tra me e la brasiliana, almeno per ora).
Credo che usare la parola cesso sia il primo passo verso un decadimento totale dello spirito di una persona. Credo che le persone che usano brutte parole siano brutte persone o probabilmente persone abituate a considerarsi più insignificanti di un biglietto della metropolitana caduto a Leicester Square.
Inoltre credo che l'uso della parola latrina ogni mattina sia causa del maltempo in Inghilterra, dei miei capelli secchi, della fame nel mondo e della non-morte di Andreotti più svariate conseguenze che devo ancora identificare.
Credo, come diceva Nanni Moretti in qualche film di cui non ricordo il nome, che le parole siano importanti.
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