domenica 27 febbraio 2011

A ripetersi

Beccata davanti all'ennesima pagina di oroscopo online un'amica, di quelle vere, non quelle che si inaspriscono se ultimamente ti va troppo bene (ce ne sono tante, la loro identificazione ultimamente è il mio passatempo preferito) mi ha detto: "Certo che se controlli solo quei due segni zodiacali con cui ti pare di andare d'accordo, te ne perdi altri 10 con cui potresti stare anche meglio".
Giusto, ho pensato.
Ma chi ne ha voglia di buttarsi in relazioni completamente sconosciute, imprevedibili, e dove tutto funziona diversamente?
Ecco, quest'ultima frase l'ha udita solo l'omino che abita il mio cervello da quasi 28 anni, che con tutte le conversazioni deviate degli ultimi periodi probabilmente sta cercando di suicidarsi con il gas o i grassi idrogenati.
Mi sono fatta paura da sola. Ma davvero, nella vita, alla fine è più difficile cambiare modalità di relazionarsi sentimentalmente con una persona, anche se questo ti ha fatto stare a volte bene ma alla fine soprattutto male, che buttarsi in qualche sconosciuta e scarsamente prevedibile situazione nuova?
Ma soprattutto: cosa ne sarebbe dei personaggi di Beautiful se capissero tutto questo?








martedì 8 febbraio 2011

Storie di ordinaria precarietà

Ieri sera io e la collega M. abbiamo deciso, dopo una giornata di duro lavoro, di andare al cinema. In cineteca alle 22.15 era in programma "Another year", nuovo capolavoro di Mike Leigh. Ci siamo date appuntamento alle nove in piazza Maggiore, un grande classico.
All'incontro, la mia collega arriva un pò trafelata "Non ci hanno ancora pagato lo stipendio", dice, "ho cinque euro, mi offri qualcosa tu?".
Io, che vengo da due settimane in cui mi sono successe le seguenti disavventure finanziarie:
- mi hanno clonato il bancomat;
- mi hanno prelevato 1500 euro a Tijuana;
- avevo 300 euro nel conto corrente;
- sono andata in rosso di 1200 euro,
- ancora non ho avuto indietro i miei soldi
ho controllato rapidamente nel portafoglio identificando 10 euro e 12 centesimi.
"Bene", ho detto a M., "abbiamo 15 euro e 12 centesimi, dobbiamo andare al cinema e mangiare/bere qualcosa, ingeniamoci".
Giunte al Pratello, dopo pochi secondi di consultazione l'alternativa è stata ovviamente prendere una birra nel negozietto pachistano e, complice il clima vagamente primaverile, accoccolarci su una panchina in piazza San Francesco. Non lo facevamo rispettivamente da sei anni (io) e 4 anni (lei). Ovviamente il progetto di cibarsi è stato immediatamente cassato.
Arrivate alla panchina con la nostra Menabrea, dopo dieci minuti di conversazione su temi squisitamente futili, io e M, ci siamo guardate negli occhi e abbiamo realizzato la desolazione di quel momento:
"Ehi. Abbiamo 27 anni. Laureate con il massimo dei voti. Pubblicazione della tesi. Dottorande, specializzande e cazzi vari. Da piccole abbiamo avuto in regalo il Pisolone e Barbie snodata. Vacanze studio in Inghilterra. La maestra di italiano ci diede ottimo al tema di terza media. Abbiamo un età in cui bisogna costruire, e noi non solo non lo facciamo, ma galleggiamo in una precarietà impercettibile, che ti mozza il respiro in gola e ti oscura il futuro. Ci barcameniamo con quei 4 soldi che ci riempiono, mensilmente e con grandi ritardi, il conto corrente, e a cui dovremmmo anche dire "grazie", frugandoci le tasche la terza settimana del mese illudendosi di comprare le sigarette.
Ci rimangono solo i vizi, perchè ci hanno bruciato le virtù.
Questo, in un mondo democratico e soprattutto civile, non capiterebbe.

mercoledì 5 gennaio 2011

Imprenditorialità femminile

Oggi ero sul lettino della mia ginecologa e, mentre lei era intenta a perlustrare il mio utero, abbiamo partorito, questa volta metaforicamente, un progetto lavorativo insieme.
Non mi era mai capitato di parlare di lavoro mentre qualcuno socializzava con le mie pubenda, anche se in certi casi sarebbe stata un'alternativa più divertente.

sabato 25 dicembre 2010

Il Natale

E' Natale.
Orde di persone spiaggiate su divani, alla ricerca di Citrosodina e altri rimedi per sturare intestini provati da maratone alimentari obbligate, facce deturpate dal nocino di zia Antonina, "quello buono" con i suoi 40°, che ogni anno conclude mangiate pantagrueliche con un effetto simile alla "Little boy" su Hiroshima.
Oggi sono andata all'ospizio sant'Anna, dove risiede la mia vicina di casa, settantenne, ex poetessa non più in grado di provvedere a se stessa.
Appena entrata nella grande struttura che ospita la casa di riposo, mi sono presa un tozzone sulla nuca da mia madre, perchè ho cominciato a ridere in modo incontrollato. Sono convinta che con l'ironia si possa dire tutto, come direbbe Freud "anche la verità", e non ho potuto fare a meno di farlo di fronte allo spettacolo che mi si proponeva. Vecchi in carrozzella, legati a strutture verticali per permettergli una camminata eretta, imbrigliati come cavalli a meccanismi elettronici, vecchi retti da pali a quattro ruote, spinti da vecchi in carrozzella elettrica, manuale, con cane, forse in calesse. Sembrava Matrix, anzi no Cocoon, anzi no Cocoon misto a Matrix.
Vecchi. Con dentiere mobili che creano involontari sorrisi alla Joker, tutti uguali e in attesa di non so bene cosa, come i bambini alla materna seduti in micro-seggiole in stanzoni asettici e odoranti di piscio.
Tutto qui. Non c'è altro modo di parlarne perchè questa è la realtà obiettiva delle cose e qualsiasi addolcimento della pillola sarebbe inutile e democristiano.
Mi sono dovuta chiudere in bagno, a ridere, per dieci minuti, perchè mi sentivo in un non-luogo, con delle non-persone dimenticate da una non-società.
E anche perchè mi sono ricordata che la mia vicina è diabetica, e forse la Saint-honoreè non era la scelta più azzeccata.
Tanto tempo per piangere ce n'è.

sabato 11 dicembre 2010

Contraddittorio

"Avrò sbagliato diagnosi". Queste le parole del Dott. Mauro Menarini, arrestato per falsi certificati medici e per aver attestato una paraplegia irreversibile incompatibile con il carcere a un recluso della Dozza che, invece, pare salti agilmente la staccionata della pubblicità Olio Cuore.
Chissà se, interrogata da un paio di angeli alati, boccoli d'oro al vento, tuniche blu con orli d'argento (il mio costume di Carnevale per 3 anni), la mia maestra delle elementari potrebbe dire di me lo stesso:

"Si, lo ammetto. Credevo fosse intelligente. Ma alla luce degli ultimi fatti posso sostenere con cognizione di causa che ho sbagliato diagnosi".

Anche tu!!

Perchè io, da un pò di tempo, dico sempre la cosa sbagliata, al momento sbagliato, alla persona giusta. E mi sono pure tinta i capelli di rosso rame, globalmente riconosciuto come il male o come il colore delle meretrici.
Almeno, e per fortuna, non mi chiamo Pamela.

giovedì 9 dicembre 2010

Cordialmente

Oggi aspettavo un fax davanti alla macchina dei fax (ha un altro nome, per caso?).
Pensavo alle parole di mia madre "Ti innamori di gente che spesso sopravvaluti" o che ripete sempre il mio amico Andrea "No, quello no. Così ti butti via. Sei il caviale per uno che è abituato a ossa di pollo". Io ho paura che poi, continuando con questa selezione, prima o poi mi ritrovo a 40 anni, con due ovuli rimasti e con l'obbligo di rispettare quel patto che un giorno io e il mio amico R. suggellammo con un bicchiere di porto: "Se non sei sposata a 40 anni, ti sposo io e ti faccio fare tre figli". Solo che R. in dieci anni è diventato obeso e con problemi di alitosi, e io evitarei di onorare quella promessa adolescenziale.
Mi sono chiesta allora perchè noi ragazze ci imbuchiamo in patti-salva-vita-sentimentale in un età ancora lontana dal ticchettio schizofrenico dell'orologio biologico. E soprattutto perchè li stiliamo sempre con gente che diventerà la controfigura di Lerch.
Forse perchè geneticamente conosciamo il problema della progressiva scomparsa del maschio (che Zanotelli ha da poco riportato in tivvù), e davanti a una futura lotta all'ultimo tacco per conquistare quei pochi non occupati, gay, disorientati o senza capelli ci piace partire premunite.
Forse siamo vittime di un pessimismo tutto femminile, che ci porta ad attuare un piano b qualora la possibilità di vedersi accoppiate si riduca drasticamente avvicinatesi all'età del collo a Gallus domesticus.
Forse perchè "meglio sole che male accompagnate" l'ha inventato probabilmente una cessa.
Forse perchè crediamo scarsamente in noi, per colpa della cultura maschilista, del Governo, e delle mezze stagioni.
Tutte ipotesi le mie, che mi hanno fatto sostare 20 minuti davanti al fax, parlando da sola.
E poi, a un certo punto, è davvero uscito un fax.

E riportava l'annuncio della prossima apertura di un'Agenzia matrimoniale a Bologna.

sabato 4 dicembre 2010

Stati di alterazione sufficientemente incompatibili con la vita reale

Torno a casa, due sere fa. E' notte fonda. Ho bevuto. Non troppo eh, giusto quel tanto per considerarmi allegra e senza paranoie all'orizzonte. Questa condizione di frivolezza indotta mi fa sentire quasi sempre un pò colpevole, perchè fuori -nel mondo- ci sono le guerre, c'è un governo incosciente e da qualche parte la mucca pazza miete ancora vittime. Che cazzo sono allegra a fare. Sono questi i momenti in cui -alticcia, diciamolo- comincio a leggere il giornale online, di solito Repubblica.it. Bene. Apro il mac. La Nasa (nome che ritengo da sempre particolarmente imbecille) informa che sulla terra esistono gli alieni. In un lago tossico. Microrganismi. Grandi quanto un bacillo.
Tossisco a ripetizione. Mi chiedo se i giornalisti siano vagamente consapevoli della portata delle notizie che divulgano alla massa, massa che -non mi considero l'unica, no- spesso e volentieri è in uno stato di alterazione alcolica e, quindi, vulnerabile e indifesa.
Poi, cogitando più razionalmente sulla questione, decido che è un problema mio, che il flusso di notizie non mira a spingerci verso un'effettiva comprensione della vita reale, ma a risucchiarci in un vortice continuo di cui non capiamo il senso, per mancanza di strumenti e per assenza del senso stesso. E la fissazione sugli alieni è solo casuale, e dettata da stati di alterazione alcolica, poco compatibili con qualsivoglia manifestazione della vita reale e con la scrittura di post dotati di senso su un blog pressochè dimenticato.
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